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Intervista “planetaria”: con il regista Naokatsu Tsuda e il produttore, Hiroyuki Aoi

È ora o mai più! Intervista con il regista, Naokatsu Tsuda e il produttore Hiroyuki Aoi di “Planetarian
Manga Tokyo

La storia è ambientata in “una distopia” diventata oggetto di una guerra biologica 30 anni prima. Il protagonista entra in questa città in rovina, e arriva in cima ad un edificio per scappare dai robot che controllano la città. Lì, vede un planetario dimenticato e il robot Yumemi Hoshino, che aspetta all’ingresso.
Nel 2004, l’editrice Key Visual, ben nota per le sue edizioni ‘AIR’ e ‘CLANNAD’, pubblicò il primo volume del romanzo cinetico ‘Planetarian‘ come gioco innovativo. I giocatori partecipano senza avere scelte multiple, come se guardassero un film. Originariamente, fu pubblicato solo online. Alla fine, il mercato e la sua piattaforma raggiunsero altri dispositivi e fu pubblicato per PS2, PSP e smartphone (Android, iOS). Le recensioni su ‘Planetarian’ furono molto buone e questo è un film molto atteso. Sarà distribuito online e nei cinema. La produzione dell’animazione è della ‘David production‘, nota per la serie di animazione TV ‘Jojo’s Bizarre Adventure’. Il regista Naokatsu Tsuda dimostrava talento ed abilità nel realizzare questa serie di anime televisivi, e ammette apertamente di essere un grande fan della Key da molti anni.
Oggi, Anime! Anime! Invitano il regista Naokatsu Tsuda e il produttore Hiroyuki Aoi nell’intervista. Scopriamo il loro entusiasmo per “Planetarian” e la vera intenzione per cui scelgono online e cinema per la distribuzione.

Intervista di Yohei Hosokawa
‘Planetarian’

Niente rimpianti, fatelo e basta!
Per prima cosa, mi dica perché hai deciso di realizzare un film animato “Planetarian” e perché adesso. Vorreste darmi le vostre opinioni, signor Aoi?
Produttore, Hiroyuki Aoi (Aoi): Sicuro. Sono passati 12 anni dall’uscita di “Planetarian“. Originariamente era disponibile solo online tramite vendite download come primo volume del nuovo romanzo cinetico della Key. Non ha venduto così tante copie, in parte a causa della disponibilità su Internet. Tuttavia, “Planetarian” fu pubblicato con successo su varie piattaforme negli ultimi anni, tra cui lo streaming estero nel 2014. Di conseguenza, il numero di vendite raggiunse le 130000 copie. Ora è il momento, quando abbiamo l’ambiente e le tecnologie perfette per il networking, per raggiungere la nostra idea di ‘guardare sempre e ovunque’ come volevano per l’originale ‘Planetarian‘. Inoltre, l’universalità della storia e il tema dell’interazione uomo-robot attraggono sempre, ed è sempre così da molti anni. Quindi, perché non concedere l’opera a tutti i fan che l’hanno sempre amato e l’amano. È così che è iniziò il progetto. Inoltre, non c’è dubbio che tutti caduti amiamo “Planetarian“.

Regista Naokatsu Tsuda (Tsuda): La prima pubblicazione di “Planetarian” fu nel 2004, anno in cui iniziai la carriera negli Anime. Siamo al dodicesimo anno. Ci sono così tanti lavori, ma credo che il pubblico non dimentichi mai il lavoro eccezionale svolto. Penso che “Planetarian” sia un perfetto esempio di ciò. È chiaramente fantascientifico, ma la sua ambientazione non è superata nemmeno adesso. Sono sicuro che questo titolo sarò ancora ottimo per l’animazione e catturare l’attenzione anche dopo 10 anni. Inoltre, come dice Aoi, non siamo legati a nessuna piattaforma particolare e questo ci spinge in modo significativo a realizzare l’animazione oggi.

Come si è deciso per “David production” e il regista Mr. Tsuda?
Aoi: ‘David production‘ presta il massimo rispetto per il lavoro originale, e questo è da apprezzare.

Tsuda: Grazie.

Aoi: Anche molti fan della Key sembrano essere molto attaccati a “Planetarian“… e quando pensai a uno studio di produzione in grado di rispondere alle esatte richieste dei fan, ho potuto trovare solo “David production“. Detto questo, non mi aspettavo di vedere il signor Tsuda regista. Sapevo che era molto impegnato con “Jojo’s Bizarre Adventure” (lol).

Tsuda: Sono un regista della David production, quindi frequento regolarmente la riunione di pianificazione. Nell’incontro con un gruppo di produttori della David production , avemmo l’opportunità di discutere chi sarebbe stato il migliore come regista di “Planetarian”. Lì, onestamente, non volevo pentirmi rinunciando a questa possibilità di lavorare con anime della Key che adoro… quindi alzai la mano (lol) e colsi questa opportunità!

Creare “Planetarian” tramite i colloqui con ogni singolo membro dello staff
Sono curioso di sapere come il signor Tsuda si destreggiava negli impegni di lavoro…
Tsuda: Nella squadra di “Planetarian“, abbiamo il signor Katsuichi Nakayama che fu assistente alla regia di “Evangelion: 2.0 You Can (Not) Advance” e “Evangelion: 3.0 You Can (Not) Redo“, così come il signor Toshiyuki Kato che proviene da “Jojo’s Bizarre Adventure” ed ha anche diretto “Level E”. Con questi grandi registi di serie, dovevo solo guidare la squadra di ‘Planetarian’.

Quindi, come la guida?
Tsuda: Questa storia aveva la chiara intenzione di portarla ai fan e come. In altre parole, dovevamo concentrarci su un approccio cinematografico che richiedesse la realizzazione di scene in tempi più brevi rispetto a quelli delle serie TV. Così, scrissi la sceneggiatura per adeguare l’opera al film. Così facendo, potevo relazionarmi al lavoro molto più a fondo quando era nel processo di creazione della storyboard. Potevo reimpostarla da zero.

Aoi: Il signor Tsuda condivide anche il ruolo di Sound Director con Takayuki Yamaguchi.

Tsuda: Per quanto riguarda la musica, l’ho creata parlando con il signor Yamaguchi e completai l’ordine. Quando la musica arrivò, la combina con lo storyboard per trovarne un uso efficace nel film. Il signor Yamaguchi, direttore del suono, e io avemmo ripetute discussioni fin quando non fummo d’accordo. Siamo nella stessa generazione e questo rende ideale scambiarci le idee. Ho fiducia e rispetto per le sue opinioni.

Ho notato che anche Lei e il signor Shogo Yasukawa avete condiviso il ruolo di sceneggiatore. Questo per la stessa ragione di cui abbiamo parlato prima?
Tsuda: Si, è esatto. Scambiai spesso pareri con lui e scrissi una struttura sintetica per il signor Yasukawa per finalizzarla. Quindi, scrivemmo insieme la sceneggiatura. Abbiamo lavorato insieme per “Jojo’s”, e questa volta fu più facile come partner. Sound Director e Script Writer sono entrambi cruciali in questo film, ma ho avuto modo di scegliere persone che potevano dedicarsi al lavoro emotivamente ed empaticamente.

Sembra che le si sia appassionato a cogliere la situazione generale.
Tsuda: Esattamente. Mi è stato detto che potevo creare “Planetarian” a modo mio. In altre parole, dovevo capire la sfida cruciale su come farlo nell’animazione. Non significava usare le scene esatte dell’opera originale, ma dovevo evidenziare cosa e come ricreare l’originale nel film. Sapevo che dovevo fare qualcosa di chiaramente migliore dell’originale. Quindi, decisi di “Continuare ad adare avanti e creare! Prepararsi a lottare ferocemente per il successo!”

Sembrava molto determinato.
Tsuda: Sì, mi assicurai di parlare con ogni singolo membro dello staff per creare questo ‘Planetarian‘.

Regista della maggior parte delle opere del signor Daisuke Ono
Ho saputo che hai il controllo totale sul casting dello staff artistico. Il grande cambiamento sarebbe l’aspetto del protagonista principale, Kuzuya, giusto? Non ha un aspetto fisico dell’opera originale, quindi come è arrivato a questo design?
Tsuda: In primo luogo, avevo già due persone in mente, il signor Daisuke Ono e la signora Keiko Suzuki di “Planetarian” originale. Non avrei accettato il film senza di loro se ne fossi il fan e li volevo sicuramente nel nostro team. È tipico vedere un personaggio come il suo doppiatore quando ci si basa solo sulla voce. Abbiamo anche aggiunto la virilità dei personaggi maschili di Eiji Komatsu. Inoltre, con un gioco bishojo/gal, il volto di una protagonista si nasconde spesso dietro la frangia, così abbiamo impiegato questa teoria per completare i disegni dei personaggi.

Aoi: Il signor Ono ha detto che era ancora giovane e agli inizi della carriera quando ebbe il compito in ‘Planetarian‘. Quindi, è molto emozionante e importante di nuovo partecipare dell’animazione dopo 12 anni. Pensavo che la proiezione in anteprima fosse impeccabile, offrendo sensazioni speciali sul film per il signore Ono, ma anche da regista. I personaggi che recitano in questa animazione sono fantastici nei dettagli e hanno un grande impatto visivo.

Tsuda: Questo film contiene alcune scene che chiamiamo “immagini che parlano a tutti”, univoche per gli anime. A differenza dei giochi o dei manga, gli anime non si fermano agli spettatori. Quindi, controlliamo intenzionalmente la velocità di alcune scene semplici a cui i giocatori potrebbero aggrapparsi avendone dei bei ricordi.

Aoi: È stato difficile creare il processo in cui Kuzuya s’innamora di Yumemi, no?

Tsuda: Sì, abbiamo passato molto tempo a decidere in che punto cambiare. Yumemi è un robot, quindi Kuzuya non può recitare come un tizio che giocare con la sua “figura bishojo” quando si è bloccati nel creare lo storyboard “(lol). Yumemi gli risponde. Kuzuya vive in una distopia e il modo in cui si cambia interagendo con Yumemi, il robot programmato, è cruciale. Alla fine, gli spettatori si rendono conto che il personaggio principale Kuzuya simboleggia effettivamente “noi”.

Essere giocatore, ma anche spettatore.
Tsuda: Giusto. Come viviamo questo momento difficile? Cosa affrontiamo e a cosa dobbiamo essere preparati? Cosa vuol dire vivere rimanendo fedeli a se stessi? Potresti avere qualcosa che ti infastidisce nella vita, e sarebbe bello se decidessi di affrontarla anche se piccola… Speriamo di concludere la storia in questo modo.

Questo film ha tutto, dal gioco e dal romanzo al dramma vocale
Pubblicherete ‘Chiisana hoshi no yume‘ (La fantasticheria di un piccolo pianeta) online e ‘Hoshi no hito‘ (L’uomo delle stelle) al cinema. Il primo è un sottotitolo del gioco originale, e l’ultimo è stato scritto per un romanzo e un dramma vocale, richiedendo una tempistica più ampia. Quindi, completerete il tutto con questo film.
Aoi: Sì. “Planetarian” non riguarda solo Kuzuya e Yumemi. Il romanzo e il dramma vocale usciti dopo il gioco principale ampliarono di molto il mondo della storia. Credo che porti questo film da un’opera eccellente a capolavoro. Nella versione online, forniamo la storia del gioco. Scoprite come Kuzuya visse dopo la storia del gioco, nella versione cinematografica. Insieme al tema musicale di Lia, questo film sarà il migliore nella storia delle opere della Key.

Come descrivereste ‘Hoshi no hito‘, la versione cinematografica?
Aoi: Include una versione online ricostruita. La scena della proiezione nel planetario si staglia su uno schermo enorme, quindi spero che il pubblico l’apprezzi.

Sì, pensavo che la scena della proiezione fosse davvero impressionante.
Tsuda: Il direttore della fotografia signor Arimasa Watanabe, che ha realizzati “Fate/Kaleid liner Prisma*Illya” è un grande fan do “Planetarian” originale, e ha lavorato molto duramente perché questo film fosse particolareggiato nei dettagli. Molto probabilmente, questo ha portato a riprese eccezionali. Sfortunatamente, normalmente non possiamo permetterci di spendere troppo tempo per girare le serie TV… ma volevo essere preciso sugli effetti ottici in questo film. Ad essere onesti, rimasi stupito dagli effetti ottico di “Tamako Love Story” che vidi due anni fa. Mi colpì davvero quando vidi il bokeh o messa a fuoco poco profonda, proprio come nei buoni film giapponesi, perché un effetto obiettivo così dettagliato era qualcosa che ho sempre voluto impiegare. Allo stesso tempo, capì che gli effetti ottici sono molto efficaci per la visione al cinema. Questa volta, impiegai ampiamente gli effetti ottici e cercavo di entrare nei dettagli creando ogni singolo fotogramma. Quindi, penso che i telespettatori online saranno sbalorditi dalla profondità che la versione cinematografica offre per le stesse scene.

La versione cinematografica non è ricca di rilievi
Quindi, dice che gli spettatori virtuali scopriranno qualcosa nella versione cinematografica, giusto?
Tsuda: Questo è ciò che penso. Abbiamo anche un approccio diverso alla musica. La versione cinematografica non è ricca di rilievi. Sarebbe bello se ciò servisse da interpretazione recondita, e sono sicuro che soddisferà il pubblico.

Aoi: Devo dire che a causa della passione del signor Tsuda, ogni episodio della versione online supera di 10 minuti l’opera originale.

Tsuda: È vero. Avrei potuto fare 10 minuti per ogni episodio. Tuttavia, sono certo che soffrirei di cattiva digestione ‘ogni volta che guardassi ‘Planetarian‘. Quindi, posso con orgoglio sorridere allegramente con tutta la faccia! (lol) Beh, non è bene per il responsabile, però …

C’è qualcos’altro che vorreste raccomandare?
Tsuda: Vorrei aggiungere che ci siamo concentrati sull’aspetto robotico dell’eroina Yumemi. È carina come si può vedere, ma volevo descrivere come tutti noi arriviamo al momento del “Cosa fa questo computer?”… ci sentiamo frustrati verso le macchine per non lavorano come vogliamo. Mi piacerebbe includere tale l’approccio nel mio anime. Le macchine reagiscono semplicemente a ciò che ordiniamo o digitiamo in base al loro programma. Tuttavia, le nostre emozioni prevalgono ancora quando le cose non funzionano sbagliate. Questo è il tipo di punto che mi piacerebbe indicarvi. Il signor Yuuichi Suzumoto, autore dell’originale, ha una visione molto più realistica di altri titoli della Key. Penso che all’estero apprezzino quel tipo di anime Sci-Fi hard-boiled. Scene di manomissione di una bella ragazza in una distopia… questo è così diverso dagli altri titoli della Key.

Grazie mille. Infine, potreste lasciare un messaggio ai nostri lettori, per favore?
Aoi: Dopo aver letto questa intervista, se siete interessati a “Planetarian“, visionate prima la versione online. Ci sono solo 5 episodi in totale, e ognuno dura solo 10 minuti. Quindi, spero che possiate trovarli gradevoli. Sono sicuro che saranno indimenticabili.

Tsuda: Gli spettatori sapranno che abbiamo preso sul serio “Planetarian” dal modo in cui descriviamo l’anime. Abbiamo preso con cura “mondo planetario” anche dall’originale. Ciò significa che i fan del gioco possono provare ciò che ricordano del gioco. Mi piacerebbe vedere il pubblico parlare di “Planetarian” dopo aver visto la versione online. Quindi, sarebbe bello se decidessero di vederne la versione cinematografica. Penso di andare a vederlo di nascosto insieme a tutti… quindi guardiamolo insieme!! (lol) Spero di vedervi lì! Grazie a tutti.

Goldrake, 40 anni in Italia: da Mazinga a Gianni Rodari, la storia che non conoscete

Era il 4 aprile 1978 e fu il primo robot giapponese a sbarcare da noi: fu amore a prima vista. Ma ci furono anche tante polemiche, con difese «d’autore»: dallo scrittore al Corriere della Sera
Massimo Nicora, Corriere
L’autore di questo articolo nel 2017 ha pubblicato il libro «C’era una volta Goldrake. La vera storia del robot giapponese che ha rivoluzionato la TV italiana» (La Torre Editrice, 24,50).

Il primo, il più amato
Il 4 aprile 1978 rappresenta per la TV italiana una data storica. Su Rete Due – come allora si chiamava Rai Due -, alle ore 19.00, viene trasmessa un’innovativa serie animata giapponese che in Italia viene intitolata Atlas Ufo Robot, ma che per tutti diventa immediatamente Goldrake dal nome del suo protagonista, uno straordinario e portentoso robot che difende il pianeta Terra a colpi di maglio perforante e alabarda spaziale dai malvagi alieni venuti da Vega. Per i bambini di allora è amore a prima vista e per i palinsesti televisivi è una rivoluzione. Di lì a qualche mese, complici anche i cambiamenti legislativi in materia di trasmissioni via etere, in tutta Italia è un proliferare di emittenti private che per riempire il maggior numero possibile di ore di programmazione si rivolgono al mercato giapponese acquistando decine e decine di cartoni animati. Sulla scia di Goldrake arrivano così numerosi altri robot ed eroi spaziali che fanno da apripista a una vera e propria invasione dei teleschermi.
Goldrake però è il primo, il più amato, il più imitato. Entra prepotentemente nelle case dei bambini italiani ammaliandoli con le sue avventure, i suoi protagonisti, i suoi colori sfavillanti per chi ha la fortuna di possedere già una televisione a colori. Nei salotti i bambini discutono animatamente con i loro genitori per non perdersi una puntata del loro robot preferito. I negozi vengono invasi da giocattoli con la sua effige, a scuola diventa l’argomento preferito (se non l’unico) di disegni e componimenti. Anche i giochi cambiano. I cowboy e gli indiani cedono il passo al nuovo eroe della fantascienza e il linguaggio stesso dei bambini si arricchisce di neologismi ed espressioni mutuati direttamente dal cartone animato.
È in atto una vera e propria trasformazione che all’inizio desta sorpresa, incuriosisce, ma che in un secondo momento suscita preoccupazione in genitori, insegnanti, psicologi e addirittura politici. Goldrake diventa così il bersaglio preferito di ogni tipo di critica. Contro di esso si scagliano anatemi, si invoca un’azione censoria da parte della Commissione di Vigilanza della RAI, nascono vere e proprie crociate e sui quotidiani è un profluvio di articoli, lettere, commenti, editoriali ed elzeviri. In occasione del quarantesimo anniversario della trasmissione italiana abbiamo provato a raccontare alcune curiosità sulla serie che non tutti conoscono per celebrare degnamente il compleanno di un eroe che è entrato ormai a fare parte dell’immaginario di più di una generazione.

La “famiglia” dei Mazinga
Mazinga Z, Il Grande Mazinger e Atlas Ufo Robot sono tre serie differenti ma collegate tra loro a formare quella che viene comunemente chiamata Mazinsaga (qui un nostro approfondimento). Esiste dunque un continuum narrativo e un legame ben definito che purtroppo in Italia è andato perduto a causa del differente ordine di trasmissione. La prima puntata di Mazinga Z viene trasmessa su Rete Uno il 21 gennaio 1980, quasi due anni dopo la messa in onda di Atlas Ufo Robot. Inoltre Mazinga Z va in onda anche dopo Il Grande Mazinger, approdato invece sul circuito delle TV private nei primi mesi del 1979. Nel nostro Paese, dunque, la Mazinsaga non ha rispettato affatto l’originario ordine di trasmissione giapponese (anzi, lo ha del tutto ribaltato) causando una certa confusione e impedendo ai telespettatori italiani di coglierne il corretto sviluppo narrativo.

Goldrake prima di Goldrake
Quando nella prima metà degli anni Settanta in Giappone, come nel resto del mondo, scoppia una vera e propria “ufomania” la casa di produzione Toei commissiona al mangaka Go Nagai il soggetto per un film destinato alle sale cinematografiche che abbia come protagonista un UFO. Questo cortometraggio che si intitola La grande battaglia dei dischi volanti (1975) ottiene un così grande successo che la Toei decide di usarlo come base per realizzare una serie televisiva che abbia come protagonista un UFO robot. A Nagai come sempre il compito di tratteggiarne storia e personaggi.

Grendizer, Goldorak, Goldrake
Tre nomi diversi per lo stesso robot in Giappone, Francia e Italia. Come mai? In Giappone il termine Grendizer viene riciclato da un vecchio progetto intitolato «Plus Power! Grendizer» che la società di Nagai aveva proposto alla Toei, ma che non era poi stato finalizzato. Protagonista era uno studente liceale che, grazie alle conoscenze dello zio scienziato, poteva trasformarsi in Grendizer, un supereroe con una corazza che si sviluppava intorno al corpo e che doveva combattere contro l’impero subacqueo di Black Marine. In Francia si ritiene che questo nome sia cacofonico e Jacques Canestrier, produttore della serie, crea il nome Goldorak fondendo insieme i nomi di Goldifinger e Madrake. In Italia Goldorak diventa Goldrake (con l’accento sull’ultima sillaba) perché i dirigenti e funzionari RAI preferiscono un nome più inglese.

Il Goldrake coreano
Negli anni Settanta (ma anche oggi) le case di produzione giapponesi erano solite appaltare parte della realizzazione delle loro serie animate agli studi coreani per motivi di costi. Così facendo i coreani hanno appreso tutte le tecniche fondamentali per realizzare un disegno animato e hanno iniziato a produrre in proprio delle serie robotiche copiando quelle giapponesi. Nel 1978 il giovane regista Kim Hyeon-yong realizza un film che è un’evidente imitazione di Goldrake. Come chiama però il robot protagonista? Mazinger X

Dal Giappone alla Francia passando per i trattori
Nel 1975 un giovane uomo d’affari francese di nome Bruno-René Huchez si trova a Tokyo nella sua camera di albergo. È venuto in Giappone per incontrare la delegazione di un’azienda giapponese che vorrebbe vendere trattori in Francia quando sulla televisione vede una puntata di Goldrake e ne resta folgorato. Ecco un prodotto che importato in Francia potrebbe avere certamente un grande successo! Con qualche difficoltà riesce a contattare la Toei e poco dopo rientra a Parigi con una valigia piena di grosse bobine di cartoni animati giapponesi.

La “Folie Goldorak
Il successo in Francia di Goldorak è pari a quello in Italia di Goldrake. La famosa rivista Paris Match mette addirittura Goldorak in copertina e racconta di come i bambini francesi siano letteralmente impazziti per questo robot trasmesso con poca convinzione da Antenne 2 durante l’estate del 1978. Il Natale di quello stesso anno, però, il modellino più ambito di Goldorak prodotto dalla Mattel va esaurito. I genitori, per soddisfare le richieste dei figli, si iscrivono alle liste di attesa e chi ha qualche contatto prova a cercarlo al mercato nero. Addirittura in certi grandi magazzini si assumono commessi solo per rispondere ai clienti che per Goldarak, purtroppo, bisogna aspettare…

Il mistero dell’Atlas
Come mai in Italia la serie viene Intitolata Atlas Ufo Robot? L’Italia aveva acquistato la serie dalla Francia e tra i materiali inviati d’oltralpe vi era una guida descrittiva (”Atlas” in lingua francese). Questo “Atlas” di Ufo Robot conteneva la descrizione della storia e dei personaggi. Annibale Roccasecca, allora responsabile del doppiaggio, ritenne che il termine “Atlas” fosse un nome “esotico” che ben si potesse affiancare alle parole Ufo e Robot e propose di intitolare la serie Atlas Ufo Robot. La proposta venne condivisa con il funzionario incaricato della RAI (Nicoletta Artom) e con il dirigente della programmazione per bambini (Paola De Benedetti) che diedero la loro formale approvazione. Non si è dunque trattato di un fraintendimento della lingua francese come si è raccontato in tutti questi anni.

Alabarda Spaziale!!!
Tutti ricordano il celebre grido “Alabarda spaziale!!!” lanciato da Actarus, il pilota di Goldrake. La sua voce è quella del doppiatore Romano Malaspina, grande attore di teatro diplomatosi nella prestigiosa Accademia d’arte drammatica “Silvio d’Amico”. Siamo negli anni del cosiddetto doppiaggio liberto e Malaspina diverrà la voce di tanti altri protagonisti dei disegni animati giapponesi, uno su tutti Hiroshi Shiba di Jeeg Robot d’acciaio.

Goldrake e il Corriere della Sera
Anche sul Corriere della Sera a Goldrake viene dedicato ampio spazio. Ad occuparsene sono principalmente due giornalisti, Leonardo Vergani e Giulia Borgese. Quest’ultima viene addirittura invitata alla trasmissione RAI Pro e contro per partecipare a un dibattito in studio con l’On. Silvio Corvisieri. A lei il compito di difendere l’eroe di tanti bambini sottolineando lo stile della serie (i disegni, i colori, i costumi) e contestualizzandola all’interno di un mondo mitologico che da sempre privilegia l’eroismo.

La crociata di Imola
14 marzo 1980. Durante il consiglio d’istituto della scuola elementare Sante Zennaro, appartenente al secondo circolo didattico di Imola, il genitore di un bambino della classe terza B prende la parola e propone di redigere una breve lettera, cortese ma decisa, da inviare alla RAI, ai ministri competenti e agli organi di stampa per protestare contro la violenza dei disegni animati giapponesi trasmessi in televisione e, soprattutto, contro la loro presenza asfissiante nei palinsesti. La lettera, firmata da oltre 600 famiglie, ottiene un riscontro mediatico senza precedenti e dà il via a quella che è passata alla storia come la “crociata” di Imola contro i disegni animati giapponesi.

Da Portobello a Goldrake
L’eco della crociata di Imola arriva anche in televisione e non solo nei telegiornali. È il conduttore Enzo Tortora, reduce dal successo di Portobello e ritornato in TV con la sua nuova trasmissione L’altra campana che invita i crociati di Imola in studio per sostenere il loro punto di vista. Nella puntata del 18 aprile 1980 cinque anti-Mazinga, come vengono definiti dai giornali, salgono sul palco della rubrica Digliene quattro sostenendo la necessità di disintossicare i bambini che restano come ipnotizzati da questi programmi. Sullo sfondo una sagoma di Goldrake assiste passivamente alla loro reprimenda.

Gianni Rodari e Goldrake
Tra i nomi di spicco del panorama culturale italiano di quegli anni che prendono le difese di Goldrake non possiamo non ricordare il celebre scrittore per ragazzi Gianni Rodari. In un articolo non a caso intitolato “In difesa di Goldrake” Rodari difende il robot giapponese descrivendolo come un ercole moderno, metà uomo e metà macchina spaziale. Secondo Rodari i bambini non sono soggetti passivi di questi disegni animati perché sono in grado di rielaborare il materiale fantastico che la televisione propone loro nel gioco e nelle attività quotidiane. Insomma, diamo più fiducia ai bambini!

Le sigle in Italia
Il successo di Goldrake è dovuto anche alle splendide sigle composte da Vince Tempera e Luigi Albertelli con la collaborazione di Massimo Luca e Ares Tavolazzi. La prima sigla di apertura “Ufo Robot” nel 1978 raggiunge addirittura il quarto posto nella hit parade e vince il disco d’oro superando il milione di copie vendute. Per cavalcare il successo della serie la RAI e la casa discografica Fonit Cetra commissionano al duo Albertelli-Tempera una nuova sigla di apertura, “Goldrake” che faccia da traino a un 33 giri contenente una serie di canzoni dedicate ai vari personaggi della serie. Famosissima anche la sigla di chiusura “Shooting Star” caratterizzata da un ipnotico giro di basso opera di Ares Tavolazzi, già bassista degli Area.

Il ragazzo di Caravaggio
Per la sigla “Goldrake” Tempera ingaggia un giovane cantante di Caravaggio, in provincia di Bergamo. Il suo nome è Alberto Tadini. Dopo i primi passi mossi nel complesso Le corde felici aveva avuto la sua grande occasione nel 1971 partecipando al festival di Sanremo con i Gens, di cui sostituisce il cantante storico Filiberto Ricciardi. La sua carriera nel mondo della musica leggera continua fino a quando non viene chiamato a sostenere un provino per la sigla “Goldrake”. Il provino ha esito positivo e il ragazzo di Caravaggio che sognava di diventare il nuovo Lucio Battisti si trova trasportato nel mondo delle sigle dei disegni animati.

40 anni di Goldrake, 5 motivi che lo hanno reso fondamentale

Il 4 aprile del 1978 arrivava su Rai 2 Goldrake, il cartone giapponese che avrebbe cambiato per sempre la cultura pop italiana
Lorenzo Fantoni Wired, 4 aprile 2018Il 4 aprile 1978 è stato un giorno fondamentale per la televisione italiana, alle 18:45 su Rai 2 veniva trasmessa per la prima volta una puntata di Goldrake, opera di Go Nagai preceduta da una spiegazione di Maria Giovanna Elmi che cercava di contestualizzare il cartone animato. Inizialmente in Italia il cartone animato si è chiamato Atlas Ufo Robot a causa di un madornale errore di traduzione. Visto che la serie fu acquistata non direttamente dal Giappone, ma dai network francesi, il suo nome sulla guida tv transalpina era Atlas Ufo Robot, solo che Atlas era il nome della guida stessa. Dopo l’arrivo in Italia di Goldrake, Grendizer in originale, la televisione italiana non fu più la stessa. Tutte le concezioni che avevamo sui cartoni animati, sull’animazione giapponese e sulla divisione manichea tra cultura alta e cultura bassa, tra intrattenimento per bambini e quelle per adulti, furono spazzate via con un colpo di alabarda spaziale. Sono stati scritti un sacco di libri, soprattutto in Italia, sulla sua importanza, pagine e pagine di cultura pop che mostrano gli effetti e il cammino di avvicinamento a questo tsunami cognitivo.
Ecco a voi alcuni punti che cercano di riassumerne l’importanza.

1. Il primo robot
Potrà sembrare banale, ma Goldrake era il primo robot giapponese a fare la sua comparsa nella televisione italiana e probabilmente anche uno dei primi cartoni giapponesi. E la prima, volta, si sa, non si scorda mai. Fu preceduto da Kimba, Heidi, i Barbapapà, ma un gigantesco robot che prende a pugni mostri grandi come lui non s’era mai visto, fu un vero e proprio shock culturale, un imprinting che ha legato a doppio filo Goldrake con l’Italia. Ogni generazione ha ovviamente avuto il suo robot preferito e ogni spettatore e legato in particolare a quel cartone che per primo lo ha emozionato, ma Ufo Robot è stato il primo a mostrarci supermosse, personaggi incredibili, mostri spaziali e poi c’era quella sigla che diventò in poco tempo la più cantata in tutte le scuole.

2. Una storia diversa
Fino a quel momento i cartoni animati erano considerati fondamentalmente roba per bambini. Certo, alcune fiabe potevano avere momenti più drammatici, ma tendenzialmente un cartone animato era una storia allegra con disegni colorati, personaggi semplici e lieto fine. Goldrake invece ci mostrava un personaggio tormentato che combatteva nemici che arrivavano dallo spazio. Il tema di Actarus, straniero in terra straniera, che cerca di aiutare il popolo che lo ospita conteneva il potenziale per scatenare riflessioni filosofico-politiche che fino a quel momento erano ben lontane dalle serie animate. Goldrake era un cartone con moltissimi livelli di lettura, non era una roba per bambini, era la prova che si poteva fare intrattenimento d’evasione senza per questo rinunciare a qualcosa di più alto, senza tradire a dei contenuti che potessero piacere a più fasce di pubblico. Ecco perché, vuoi per la novità, vuoi per la sua universalità, lo guadavano anche spettatori molto più grandi.

3. Le polemiche
Proprio per questa dissonanza tra l’immagine di un cartone animato e i contenuti Goldrake fu al centro di furiose polemiche. In parte questo era anche legato al fatto che rappresentava qualcosa di nuovo, completamente diverso e quindi non incasellabile secondo i costumi dell’epoca, quindi andava rigettato. Come spesso accade un esercito di genitori preoccupati, benpensanti, educatori, giornalisti e ovviamente politici iniziarono un bombardamento di fila che culminò con una interrogazione parlamentare che puntava alla chiusura della trasmissione. Seguì poi la famigerata “Crociata di Imola” in cui 600 genitori della città emiliana inscenarono una protesta con tanto di raccolta firme che finì sui principali giornali.
La polemica si sparse a macchia d’olio e ovviamente Goldrake e i cartoni giapponesi furono accusati di traviare le giovani menti, ispirare violenza e intaccare l’italico valore di storie nostrane, come Pinocchio. Ignoranza e terrorismo psicologico, veicolato anche attraverso leggende metropolitane di bambini che si lanciavano dalla finestra fingendosi Actarus, erano all’ordine del giorno. Per fortuna i dirigenti Rai e delle tv private tennero duro, aiutati da ascolti e indici di gradimento mai visti. Fra i pochi che cercano di analizzare il fenomeno senza paranoie c’è, a sorpresa, Gianni Rodari, che con un guizzo non da poco paragonò Goldrake a Ercole e agli eroi classici, intuendone le somiglianze mitologiche e la capacità di creare una nuova narrativa epica.

4. Spezzare l’egemonia
Goldrake fu anche fondamentale perché fu il grimaldello con cui la televisione italiana spezzò l’egemonia degli Stati Uniti nell’influenza del nostro immaginario. Dopo Goldrake infatti i cartoni animati giapponesi investirono come un fiume in piena le nostre televisioni, soprattutto quelle private, che non vedevano l’ora di riempire gli spazi vuoti del proprio palinsesto. Fu una svolta nel panorama dei mass media europei che si slegava dall’occidente e si apriva a una cultura completamente nuova che vedeva nei cartoni animati una forma di intrattenimento differente. Se il racconto occidentale ci parlava di draghi, quello giapponese ci descriveva anche il tormento del drago, se da una parte il bene e il male erano chiari dall’altra c’era sempre spazio per le zone di grigio. In un certo senso si può dire che proprio grazie a queste trasmissioni la tv privata iniziò a prosperare, offrendo, con adattamenti spesso drammatici, una mole di contenuti che fino a quel momento ci era completamente sconosciuta. Fu un po’ come scoprire l’intera gamma della cucina mondiale dopo aver mangiato per anni solo brodo di pollo.

5. Una cultura di massa
Gli effetti di Goldrake e dei suoi successori in Italia li vediamo ancora oggi. Non esiste quarantenne che non conosca i circuiti di mille valvole e l’insalata di matematica, che non conosce l’alabarda spaziale e che non sia in qualche modo legato ai cartoni animati giapponesi. Fu uno dei primi cartoni a sdoganare un merchandising a 360° che ancora oggi alimenta mercatini di appassionati e ricerche nelle proprie camerette di gioventù. La permeabilità di Goldrake e compagni nella società italiana ha avuto un effetto curioso e interessante: li ha resi una lingua franca che travalica le classi sociali, il livello di istruzione e l’ambiente lavorativo. Il fornaio e l’avvocato possono non aver alcun punto in comune, ma mettili uno di fronte all’altro a parlare di Goldrake e Mazinga e stai sicuro che potranno andare avanti per ore discutendo su quale fosse il loro cartone preferito, quale la sigla che ricordano meglio e quale il giocattolo che, insospettabilmente, fa bella mostra di sé su una mensola, recuperato dalla cantina.

La piccola Tanya è assai meno malvagia e molto più carina

Sarah Nelkin, Anime NowmaxresdefaultTanya in La Saga di Tanya il Diavolo è minuta e carina, ma proprio come suggerisce il titolo è di certo malvagia. Tuttavia, c’è una serie di cortometraggi anime in streaming, che segue la trasmissione di ogni episodio in Giappone, che la rendono ancora più carina e non del tutto minacciosa. Mini episodi dello spinoff dell’anime dal titolo Yojo Shenki (storpiatura leziosa del titolo dell’anime Yojo Senki) sono una parodia degli eventi della puntata dell’anime principale appena trasmessa. Il colpo di scena è che i personaggi sono piccoli e completamente diversi.

Nella puntata zero, per esempio, Tanya pensa al cibo mentre vola. Anche se ha fame e vuole una tazza di caffè, si lamenta che nel mondo in cui ora si trova il caffè è terribile, arrivando a definirlo “acqua sporca”. Ambisce anche a una ciotola di riso con uova, pur sapendo che “probabilmente dovrà correre dopo averla mangiata”. Ma la maggior parte del cibo nel mondo magico lo trova pessimo, e non crede che qualcuno mangerebbe crauti in quantità.

Nell’episodio uno, Visha cerca di capire il suo superiore Tanya. Dopo averci parlato un po’, Visha si rende conto che Tanya potrebbe essere più bella di quanto appaia. Anche se ha paura del suo sorriso quando reagì alla morte dei compagni nel primo episodio principale, Visha cerca di convincersi che l’espressione del superiore non fosse di gioia subdola, ma di shock, come quando bevve una tazza di disgustoso caffè.

Nel secondo episodio, Tanya mormora tra sé quanto odi “Entità X” (ovvero Dio) mentre Visha guarda il suo superiore mordersi il pollice e ridere senza motivo.

Nel terzo episodio, Tanya se la prende con lo schiaccianoci al posto di Adelheid von Schugel, lo scienziato pazzo che gliene fa passare tante nell’episodio principale. Quando Visha chiede perché sembri così impaurita quando ha in mano lo schiaccianoci, Tanya mente dicendo di aver avuto una brutta esperienza con uno schiaccianoci durante l’infanzia. Visha inizia ad aprirsi sulla sua infanzia, dicendo che dopo che la testa della sua amata bambola fu strappata da un bullo nel corso di una zuffa, ebbe molta paura della bambola che una volta amava tanto. Tanya prende questa idea e dice che la prossima volta che vedrà “lui”, gli tirerà la testa, anche se assicura Visha che stava solo borbottando tra sé.
Questi mini-anime non solo forniscono un buon riassunto dell’anime principale, ma danno anche una tinta comica al personaggio di Tanya Degurechaff. Anche se lei e Visha sono di solito nervose nel mostrarsi, questa versione di Tanya è più rispettosa dei sentimenti della sua subordinata, arrivando perfino a chiacchierarci. D’altra parte, Visha è molto più amichevole e aperta con il suo superiore, pur essendone trattata piuttosto freddamente nell’anime principale.
E andiamo, sapreste resistere davvero al faccino di Tanya?
Yojo Shenki è in streaming ogni settimana sul canale YouTube dell’editore Kadokawa, anche se senza sottotitoli. La Saga di Tanya il Divaolo è in streaming con sottotitoli presso Crunchyroll, e sottotitolato in inglese su FUNimation.