Ansia sul ‘tesoro’ della Kyoto Animation

Asahi Shinbum, 19 luglio 2019

Sebbene sia uno studio secondario nell’animazione giapponese, la Kyoto Animation Co. sfornò una serie di anime popolari per la TV e le sale cinematografiche, tra cui “La malinconia di Haruhi Suzumiya”, “Lucky Star” e “K-On!”, Attualmente, il suo “Free! Road to the World – The Dream: The Movie”, dedicato ai nuotatori delle scuole superiori, viene proiettato nei cinema di tutto il Paese. “Violet Evergarden: The Movie”, su una ragazza che ha perso le braccia a causa della guerra e usa le protesi per scrivere per conto altrui, era programmato per gennaio. Ma all’indomani dell’incendio mortale nello studio a Kyoto della Kyoto Animation, il 18 luglio, che uccise 33 persone e ferito molti altri, gli esperti hanno espresso preoccupazione per la compagnia. Poiché gli studi di animazione di solito hanno un grande staff, con animatori e creatori di sfondi, “la produzione diventa molto difficile anche quando manca uno staff”, aveva detto Toshiyuki Morii, direttore dello studio di animazione Mushi Production di Tokyo, che aggiungeva preoccupato: “L’intero studio è andato a fuoco. Potrebbe essere difficile continuare la produzione per ora”.
Kyoto Animation, fondata nel 1981, si guadagnò una buona reputazione nei primi anni come subappaltatore perché i suoi lavori erano accurati. La società ebbe la grande occasione a metà degli anni 2000 quando adattò light romance in opere visive e produsse anime basati su manga a quattro riquadri. “(Kyoto Animation) è letteralmente unico nel settore”, dichiarava Nobuyuki Tsugata, istruttore presso il Dipartimento di Cinema della Nihon University College of Art e storico dell’animazione. “Il loro uso del colore è caratteristico: i fan possono capire se dei lavori furono realizzati da questo studio una volta che visti i colori tenui e neutri, offrendo una competenza senza pari nel ritrarre delicatamente i movimenti dei personaggi come la punta delle dita e gli occhi delle ragazze, guadagnandosi molti fan tra le ragazze”.
Secondo una società di ricerca del credito, lo studio aveva 200 dipendenti. Un istruttore di una scuola professionale èer animatori nella prefettura di Kyoto dichiarava che i neolaureati avevano difficoltà a trovare lavoro preso Kyoto Animation perché attirava molti creativi di talento. “È un gruppo di artisti che può essere descritto come il tesoro del Giappone. Non so da dove andrà l’industria dell’animazione giapponese (senza la compagnia)”, si lamentava l’istruttore.

Yasuhiro Takemoto, regista di Violet Evergarden, sarebbe disperso

Patrick Frye, Monsters and Critics 18 luglio 2019

Il leggendario regista della Kyoto Animation Studio è presumibilmente disperso, ma molti fan su twitter già riportavano che il regista Yasuhiro Takemoto sarebbe morto nell’incendio della KyoAni che ha causato 33 vittime. La voce secondo cui Takemoto è morto apparentemente proveniva da questo tweet di un giapponese che affermava, “Un triste episodio si è avuto nella compagnia Kyoto Animation. Attualmente, ci sono 25 morti, tra cui Yasuhiro Takemoto”. Il tweet diventava. Ore dopo, la stessa persona twittava: “Mi dispiace, Takemoto Yasuhiro non è confermato al sicuro, ma potrebbe essere ancora vivo. Prego per lui”. Anime News UK riferiva che “l’ideatore Yasuhiro Takemoto (Hyouka) veniva indicato tra i 5 impiegati ancora dispersi dopo l’incendio di Kyoto Animation”, Ma molti su twitter diffondevano l’idea che Takemoto sia “confermato” morto nell’incendio. Fu anche riferito che “la regista Naoko Yamada (A Silent Voice) sembra al sicuro”. Inoltre, “Shoji Gatoh (creatore di Full Metal Panic) twittava di ritenere il regista Tatsuya Ishihara (La malinconia di Haruhi Suzumiya) al sicuro”. Questa informazione non è confermata. Un parente di uno dei dipendenti della Kyoto Animation chiedeva che le persone non condividano sui social media i nomi delle persone scomparse per rispetto della privacy dello staff della KyoAni.
Takemoto è noto come regista di Amagi Brilliant Park, Full Metal Panic!, Hyoka, Lucky Star, La malinconia di Haruhi-chan Suzumiya e Miss Kobayashi’s Dragon Maid (è possibile che il regista sia pronto a tornare a dirigere Miss Kobayashi’s Dragon Maid 2 ). Era stato anche sceneggiatore e regista di episodi di Violet Evergarden (un annuncio sull’incendio e su come influirà sulla prossima uscita del film Violet Evergarden era già stato fatto). Alcuni tweet che affermavano che Takemoto sarebbe morto erroneamente indicano che aveva diretto Clannad e altri anime. La Kyoto animation ha prodotto Clannad e Clannad: After Story, ma Takemoto non vi aveva lavorato. Il regista Ishihara Tatsuya aveva diretto Clannad e affermava di essere al sicuro.
L’incendiario aveva preso di mira gli uffici in cui lavoravano circa 70 persone. La società ha più sedi, con circa 150 dipendenti in totale. NHK riferiva che 12 uomini, 20 donne e una persona sconosciuto erano morti nell’incendio. I vigili del fuoco di Kyoto conclusero l’intervento nell’edificio confermando che nessuno era rimasto nell’edificio. I vigili del fuoco trovarono due corpi al primo piano, 11 al secondo piano e 20 al terzo piano o nella tromba delle scale che porta al tetto Il motivo per cui il numero di morti aumentava rapidamente è che la polizia e i pompieri non confermano i decessi sulla scena degli incidenti. Invece, le vittime vengono trasportate all’ospedale dove un medico deve confermarne il decesso.
Secondo l’ultimo bilancio delle vittime, l’incendiario della KyoAni da parte di un attentatore di 41 anni è la peggiore strage nella storia del Giappone dalla Seconda guerra mondiale. La polizia prefettizia di Kyoto ritiene che il sospetto scatenò l’incendio con 40 litri di liquido simile a benzina e incendiando intenzionalmente il primo piano e tutte le uscite, quindi le persone non poterono fuggire. Il sospetto avrebbe urlato “dovete morire!” attaccando lo staff di KyoAni. Versò liquido simile a benzina direttamente addosso a loro, cercando di bruciare i dipendenti. La polizia ha anche confermato che diversi coltellacci furono trovati sulla scena della strage. “Qualcuno ha lasciato l’edificio chiedendo aiuto da una finestra. Non potrei dire se fosse uomo o donna. La loro bocca era rosso vivo sul corpo annerito coperto completamente di fuliggine, persino il viso”, aveva detto un testimone oculare singhiozzando. “Tutto quello che ho potuto dire è che gridava ‘AIUTO! AIUTO’ ancora e ancora. Ben presto smise di muoversi bruciando come ombre. Poi sentì il frastuono delle sirene delle ambulanze e degli elicotteri in volo”.
L’aggressore su trascinato fuori l’edificio da un coraggioso impiegato della KyoAni fin quando non venne arrestato dalla polizia mentre si nascondeva. Il motivo dell’attacco non è chiaro, ma fonti indicano che l’attentatore pensava che la Kyoto Animation l’avesse derubato, plagiato o ricattato in qualche modo.

Rancore per un “romanzo rubato” dietro l’attentato alla Kyoto Animation

Asahi Shimbun 19 luglio 2019

Il sospetto dell’incendio doloso in uno studio di animazione poteva aver rancore contro la compagnia di animazione e probabilmente pianificato l’attentato che ha ucciso 33 persone, secondo la polizia. La polizia ancora aspetta d’interrogare l’uomo di 41 anni che risiede a Saitama, perché anestetizzato in ospedale dove viene curato per le ustioni causate dall’incendio, apparentemente scatenato con la benzina. Fonti investigative affermano che quando l’uomo fu arrestato dalla polizia poco dopo l’inizio dell’incendio, avrebbe detto di aver appiccato l’incendio perché la Kyoto Animation Co. “mi ha rubato il romanzo”. Fonti investigative affermano che l’uomo avrebbe detto alla polizia di aver appiccato il fuoco con un accenditore. La polizia ritiene che il sospetto abbia acquistato l’innesco cilindrico in un vicino discount prima di dirigersi nello studio di animazione di Kyoto, a Fushimi, dove l’incendio scoppiò verso le 10:35 del 18 luglio. Un uomo somigliante al sospettato fu visto acquistare benzina da una vicina stazione di servizio. Aveva due contenitori da 20 litri per la benzina. La polizia indaga sul sospetto omicida e piromane per l’attentato che appare premeditato.
Le 33 persone morte erano principalmente dipendenti di Kyoto Animation. Molte vittime furono trovate dai vigili del fuoco al secondo e terzo piano dell’edificio di tre piani. In particolare, 19 furono trovati distesi ammucchiati su una scala di circa 1,2 metri di larghezza tra il terzo piano e il tetto.Cinque vittime furono carbonizzate tanto che era necessaria un’autopsia il 19 luglio per determinare la causa della morte. Si ritiene che tutte le altre vittime siano morte per avvelenamento da monossido di carbonio.
Hideaki Hatta, presidente della Kyoto Animation, spiegava che mentre sono necessarie tessere identificative speciali per entrare nello studio, il sistema di sicurezza fu temporaneamente disattivato il 18 luglio per una riunione programmata che includeva partecipanti esterni all’azienda. La polizia aveva detto che il sospetto era entrato all’ingresso principale spargendo la benzina sul posto. Gli esperti ritenevano che la natura altamente volatile dell’accelerante liquido e la struttura dell’edificio avrebbero contribuito alla rapida diffusione di fiamme e fumo che provocava le numerose vittime.
Shinichi Sugahara, professore emerito dell’Università della Scienza di Tokyo e membro onorario dell’Associazione giapponese per la scienza e l’ingegneria del fuoco, dichiarava che i fumi della benzina riempiono rapidamente la stanza quando si accese, con fuoco e fumo che potevano diffondersi a velocità esplosiva coprendo l’intera edificio. Aveva detto che le fiamme si diffusero in aree aperte e sulle scale, distruggendo le finestre, permettendo all’ossigeno di entrare nell’edificio alimentando ulteriormente il fuoco. Secondo Sugahara un incendio del genere se fosse stato acceso al primo piano, ai piani superiori avrebbero avuto poco tempo per fuggire. Inoltre, lo studio della Kyoto Animation aveva una scala a chiocciola dal primo al terzo piano probabilmente contribuendo alla rapida propagazione dell’incendio.
La polizia di Kyoto affermava che c’erano 74 persone nell’edificio al momento dell’incendio, e solo sei riuscirono a fuggire senza ferite. 36 persone, incluso il sospetto, riportavano ferite, di cui 10 in gravi condizioni. I vigili del fuoco finalmente spensero l’incendio alle 6:20 del 19 luglio, 20 ore dopo che era esploso. Nel frattempo, Hatta aveva detto ai giornalisti che Kyoto Animation aveva ricevuto minacce di morte per posta elettronica da anni. Mentre non era chiaro se ci fosse qualche connessione con l’incendio del 18 luglio, Hatta aveva detto che nonostante avesse consultato avvocati e poliziotti, non seppe mai da dove venivano quelle e-mail. I vicini nella tranquilla zona residenziale in cui si trova lo studio rimasero sbalorditi da ciò che è successo nello studio di Kyoto Animation. Uno studente di 16 anni che viveva nelle vicinanze aveva detto di essere profondamente rattristato per il danno causato a un edificio che conosce da quando era bambino. “Quando camminavo col mio gatto quando ero alle elementari, una dipendente della compagnia era spesso con me”, aveva detto. Un 40enne che andava al lavoro si era fermato presso lo studio di animazione di Kyoto per deporre fiori. Aveva visto i lavori della compagnia dopo essersi trasferito a Kyoto alcuni anni fa. “Ho sentito vicinanza alle opere perché il bellissimo paesaggio di questi ambienti e le espressioni dei personaggi sono dipinti con tanta abilità”, affermava.

L’incendio dello studio Kyoto animation uccide 33 persone
NHK

L’incendio dello studio di animazione a Kyoto sembra essere stato un atto doloso. 33 persone rimasero uccise e 35 altre ferite, e lo shock colpisce tutto il mondo.

Come è iniziato
L’incendio era scoppiato poco dopo le 10:30 do giovedì 18 luglio mattina. Un uomo versò quello che sembrava benzina all’ingresso dello studio di Kyoto Animation, e quindi appiccava il liquido. Testimoni oculari affermano che l’attentatore urlato “shi-ne!” (morite!) mentre entrava nell’edificio. Un residente vicino vide lo studio poco dopo l’inizio dell’incendio. Dice di aver sentito un ruggito simile a un tuono, e poi vide le fiamme sorgere dall’edificio. Un altro uomo dice che circa 10 persone erano a terra vicino l’edificio e altre 7-8 nel parco. I loro volti, mani e gambe erano neri.

Agente di polizia fermava un sospetto
Il sospetto era fuggito dalla scena, ma veniva preso dalla polizia a circa 100 metri dallo studio. Un testimone dice che urlava che lo studio gli aveva rubato le sue idee. La polizia dice che il sospetto è Shinji Aoba, 41 anni, di Saitama, a nord di Tokyo. Non ha mai lavorato per Kyoto Animation.

Come si è diffuso il fuoco
Il primo piano dell’edificio ospitava l’ufficio. Il secondo e il terzo gli studi. La polizia dice che 74 persone, inclusi i dipendenti dell’azienda, erano nell’edificio al momento dell’incendio. Dice di aver trovato molti corpi in una scala che portava dal terzo piano al tetto. La polizia diceva che molte vittime sono morte per avvelenamento da monossido di carbonio. Un ex-impiegato dichiarava che lo studio era vulnerabile perché costruito principalmente in legno. Keizo Harafuji, ex-medico forense della polizia, dice che l’esplosione al primo piano fece saltare i vetri e quando una sostanza infiammabile si accende, si propaga incendiando tutto istantaneamente e dando poco tempo per fuggire. Diceva che il monossido di carbonio deve aver reso difficile fuggire ai piani superiori.

Alla ricerca di un motivo
Il presidente della Kyoto animation Hideaki Hatta dice che la compagnia ricevette e-mail di minacce di morte, e di essere stato vigile, ma non si aspettava che succedesse qualcosa del genere. La Kyoto animation aveva detto alla polizia che un messaggio minaccioso fu pubblicato sul suo sito web, e un’indagine era in corso. Ma la polizia non poté rintracciare il messaggero. Ora pensano d’indagare se il sospetto avesse inviato la minaccia. La polizia dice di non aver ancora interrogato l’uomo perché doveva essere curato in ospedale per le gravi ustioni, dicendo che aspetterà che si riprenda prima di indagare sulle motivazioni e altri dettagli del sospetto incendio doloso.

Lo studio
Kyoto Animation è anche conosciuta come “Kyo-Ani”. Ha prodotto serie TV e film d’animazione popolari, tra cui “Suzumiya Haruhi no Yu-utsu” o “La malinconia di Haruhi Suzumiya” e “K-On!”
Lo studio si stabiliva a Kyoto nel momento in cui molti studi sceglievano Tokyo. Il curatore del Museo di Kyoto Kiyotaka Moriwaki aveva lavorato con lo studio. Dice di essersi sempre sentito a casa quando lo visitava e c’era anche uno spazio per i bambini. Il professore dell’Università Meiji Ryu-suke Hikawa è un ricercatore sull’animazione. Diceva che lo studio ha creato un marchio forte con le sue capacità complete, il lavoro di alta qualità e sofisticate tecniche di regia e produzione. Diceva che ha cambiato la scena dell’anime giapponese.

Reazioni dall’estero
I media cinesi riportava l’incidente come ultima notizia. Online, un commentatore lamentava che preziose immagini e materiali originali erano andati persi paragonandoli alla Cattedrale di Notre-Dame del mondo dell’animazione. Una compagnia statunitense che distribuisce anime giapponesi creava una pagina crowdfunding per raccogliere fondi per ricostruire lo studio. In 24 ore aveva raccolto 1 milione di dollari.

25 persone morte presso la Kyoto Animation

Kyodo News, 18 luglio 2019

25 (ora 33) persone sono state confermate morte dopo che un uomo aveva appiccato liquido infiammabile in uno studio di animazione a Kyoto, secondo la polizia, divenendo il peggior caso d’incendio doloso del Paese da decenni. L’incendio nell’edificio a tre piani della Kyoto Animation Co. lasciava anche 36 feriti, 10 gravi, secondo la polizia e i soccorritori. Si riteneva che circa 70 persone lavorassero nell’edificio al momento. L’uomo non identificato fu sentito gridare “Morite” quando incendiò lo studio, secondo la polizia. L’uomo, prontamente arrestato, veniva curato in ospedale per ustioni su viso e torace, aggiungendo che aveva detto che “ha gettato un liquido simile a benzina”. La polizia aveva detto di aver ricevuto informazioni che un uomo che trasportava un contenitore aveva comprato benzina al mattino in una stazione di servizio, vicino al luogo.
Kyoto Animation, conosciuta in breve come “KyoAni” in Giappone, ha prodotto serie di animazione TV popolari come “K-On!” e “La malinconia di Haruhi Suzumiya” (Suzumiya Haruhi no Yuutsu), descrivendo la vita quotidiana delle liceali.
Dettagli spaventosi rivelavano che le vittime dell’incendio venivano trasportate in ospedale. La compagnia ha studi di animazione a Kyoto e nella vicina Uji, dove ha sede. L’edificio in questione è il suo primo studio, secondo la compagnia. Gente vicino allo studio aveva detto di aver sentito una serie di esplosioni e visto fumo nero uscire dall’edificio. Persone furono in seguito viste portate fuori dallo studio sotto delle coperte. “Una persona coi capelli rasati era sdraiata e c’erano tracce di sangue”, aveva detto una donna che vive nelle vicinanze. “Ho sentito un botto, fumo nero si era alzato e l’odore di bruciato era terribile”, aveva detto una caposala.
I vigili del fuoco riuscivano a contenere il fuoco intorno alle 15:20, circa cinque ore dopo l’inizio. L’agenzia dei Vigili del Fuoco dichiarava di aver inviato funzionari sul posto per indagare sulla struttura dell’edificio e sul motivo per cui così tante persone sono morte e rimaste ferite. “Di fronte al gran numero di vittime e alla vista sconvolgente, sono senza parole”, aveva detto il primo ministro Shinzo Abe in un post su twitter.
Kyoto Animation, fondata nel 1981, pubblicò una serie di animazioni che avevano successo presso i giovani, in particolare negli anni 2000. Molti fan visitarono le location associate ai lavori. Oltre alla produzione di anime, l’attività dell’azienda si era estesa alla pubblicazione di romanzi e formazione di animatori. Vendeva anche prodotti nel proprio negozio.
Il bilancio delle vittime dell’incendio è uno dei peggiori degli ultimi anni. Nel 2001, un incendio in un edificio nel distretto di intrattenimento di Kabukicho a Tokyo uccise 44 persone. In un altro incendio notevole nel 2008, 16 persone morirono dopo che un uomo fece esplodere un videomaker a Osaka.

La polizia ha riferito di aver trovato “vari coltelli” nel sito, anche se non è chiaro se appartenessero all’attentatore. Il video di NHK della scena mostra almeno cinque coltelli delle dimensioni da machete fotografati dagli agenti. RussiaToday

Kyoto Animation, fondata nel 1981 a Uji-shi, Hideaki Hatta è presidente, e Yoko Hatta vicepresidente, dispone di 130 dipendenti.
Anime prodotti dalla Kyoto Animation:
Munto

Full Metal Panic! Fumoffu

Munto 2

Air

Full Metal Panic! The Second Raid

Wari to Hima na Sentaichou no Ichinichi

La malinconia di Haruhi Suzumiya

Kanon

Lucky Star

Clannad

Clannad After Story

Sora wo Miageru Shoujo no Hitomi ni Utsuru Sekai

La Malinconia di Haruhi-chan Suzumiya

Nyoro~n Churuya-sa

K-On!

Tonari no 801-chan (annullato)

Tenjoubito to Akutobito Saigo no Tatakai

K-On!!

La scomparsa di Haruhi Suzumiya

Nichijou

Eiga K-On!

Hyouka

Chuunibyou Demo Koi ga Shitai!

Chuunibyou Demo Koi ga Shitai! Lite

Hyouka

Chuunibyou Demo Koi ga Shitai! Depth of field

Free!

Tamako Market

Chuunibyou Demo Koi ga Shitai! Kirameki no Slapstick Noel

Kyokai no kanata

Kyokai no kanata: idol saiban!

Takanashi Rikka Kai: Gekijoban Chuunibyou Demo Koi ga Shitai!

Chuunibyou demo Koi ga Shitai! Ren!

Chuunibyou demo Koi ga Shitai! Ren! Lite

Tamako Love Story

Free! Eternal Summer

Kyoukai no kanata Episode 0: Shinonomeme

Amagi Brilliant Park

Hibike! Euphonium

Gekijoban kyokai no kanata: I’ll Be Here: kako-hen

Gekijoban kyokai no kanata: I’ll Be Here: mirai-hen

Amagi Brilliant Park

High Speed! Free! Starting Days

Amagi Brilliant Park: Wakuwaku Mini Theater Rakugaki Backstage

Hibike! Euphonium: Special 1-7

Hibike! Euphonium: Kakedasu Monaka

Myriad Colors Phantom World

Gekijoban Hibike! Euphonium: Kitauji Koukou Suisouraku-bu e Yokoso

La forma della voce

Hibike! Euphonium 2

Kobayashi-san chi no maid dragon

Violet Evergarden

Tsurune

20 Seiki Denki Mokuroku (previsto)

La Cina anima Karl Marx

Zhang Han, Global Times 27/12/2018

Come immaginate Karl Marx, il “più grande pensatore del millennio”? Il principale sito di video anime della Cina pubblicherà presto la serie The Leader, che ne racconta la vita. Bilibili, sito dedicato ad anime, manga e giochi pubblicava su Sina Weibo che la serie anime parlerà di come Marx incontrò la moglie Jenny e della loro “storia d’amore contrastata”, così come dell’amicizia con Friedrich Engels, compagno e co-autore del Manifesto Comunista. La trasmissione sarà probabilmente all’inizio del prossimo anno, secondo Bilibili. Il suo trailer è stato visto 570000 volte e 98000 persone hanno seguito la serie sul sito web. Cifre che continuano ad aumentare. Nel trailer, il giovane Marx “si batte per la sua fede con spirito indomito”. Il suo matrimonio con Jenny è una “perfetta unione di due anime” che non viene influenzata dalle loro diverse radici. L’amicizia con Engels è un'”alleanza senza pari”, che alimenta “una rivoluzione infinita”. L’utente Bilibili WuqiA che ha seguito la serie postava sotto il trailer che non può fare a meno di cantare L’Internazionale mentre lo guarda. Zhang Tong, studente di 23 anni della Baylor University degli Stati Uniti, non vede l’ora di seguire la serie con entusiasmo. “Mi interessa un Marx giovane ed energico senza la folta barba grigia”, secondo Zhang. L’anime potrebbe essere il tributo speciale a Marx tra mostre e simposi che la Cina ha tenuto quest’anno per commemorarne il 200° anniversario della nascita. Ma non è la prima animazione del Paese che promuove valori tradizionali, anche conosciuti come “melodia principale” nella terminologia del Partito.
Anno, Coniglio, Accordo, noto anche come Le Cronache dei conigli, è una serie anime sulla storia moderna della Cina, tramesso dal 2015, e descrive la Cina come conigli all’inizio deboli e piccoli, ma che superando innumerevoli ostacoli divennero forti. Altre nazioni sono rappresentate da animali, creando seri problemi militari e diplomatici. La serie è stata vista da oltre 120 milioni di utenti su Bilibili. La seconda e terza stagione ricevettero rispettivamente 8,7 e 8,5 di voto sulla rivista cinese Douban. Zhang seppe dei Conigli da un breve video di un fan. La musica suscitò il suo interesse per la serie, che include conigli, aquile calve (USA), orsi (Unione Sovietica), gru (Giappone) e altri animali. “L’anime riecheggia ciò che è davvero eccitante capire in un modo unico”, aveva detto Zhang al Global Times. “È ancora molto formativo e mi rende patriottico”, aveva detto. Jessica Gao, attualmente stagista presso Google in California, sentiva un forte legame coi conigli, dato che suo nonno era un veterano della Seconda guerra mondiale che gli raccontò delle sofferenza della Cina in passato. “Scoppiai in lacrime quando vidi tanti conigli sul Gobi deserto, promettere di piantarvi un melo”, aveva detto Gao al Global Times. Il melo è la metafora delle bombe atomiche nella serie. Alcuni membri della famiglia di Gao furono inviati nelle province di Gansu e Sichuan, molto lontano da casa, per fabbricare le bombe atomiche. Quando Gao era bambina, lo seppe dalla storie della vecchia generazione e da foto in bianco e nero.

Xibaipo racconta la storia di Xibaipo, nella provincia di Hebei, una base rivoluzionaria del Partito Comunista Cinese

Rendere gli eroi carini
The Leader è prodotto da Wawayu, studio privato di Hangzhou, capitale della provincia di Zhejiang nella Cina orientale. “La melodia principale” può anche essere elettrizzante e attraente”, aveva detto al Global Times Pan Bin, presidente di Wawayu. “La Cina ha una vasta gamma di spettatori, e tutti hanno una possibilità nel grande mercato, purché raccontino buone storie”, aveva detto Pan. I Conigli parla dei cinesi e della loro storia. Marx è solo un’icona nei libri di testo e non credo che the Leader possa avere successo”, affermava Gao. Animare Marx come un bel giovane non basta ad attirare la gioventù cinese. Gao aveva detto che avrebbe guardato The Leader solo se sarà in cima su Bilibili e Douban, con “buone narrazione, musica e grafica”. Anche la quarta stagione dei I Conigli ha subito una lezione, ottenendo 6 su 10 su Douban, un tuffo dalle stagioni precedenti. Un fan dei Conigli soprannominato Liu aveva detto che il rating era sceso perché la quarta stagione era diventata “troppo seria e simile alla propaganda”. La storia è seria, ma non significa che la narrazione doveva esserla, secondo Liu, notando che barzellette e umorismo dovrebbero essere tollerate nei lavori della Principale melodia. “Non avrei mai dato un’occhiata ai Conigli fin dall’inizio se fosse stata una versione animata dei notiziari della CCTV”, aveva detto Zhang, esprimendo delusione per la quarta stagione.

Nuovo trailer di “Girls und Panzer: Saishuushou”

Diffuso assieme all’immagine promozionale il nuovo trailer del secondo lungometraggio “Girls und Panzer das Finale” (Girls und Panzer: Saishuushou), che uscirà in Giappone il 15 giugno 2019.
L’evento cinematografico che si compone di sei parti, concludendo la vicenda delle “Girls und Panzer”, debuttava con la prima pellicola il 9 dicembre 2017.

Girls Und Panzer Saishuushou (Sub ITA)

Girls Und Panzer Saishuushou (Sub ITA)

Esempi di anime censurati in Italia

L’adattamento italiano di Rosa Alpina non presenta nessun riferimento alla Seconda guerra mondiale. La censura, tagliando dieci minuti di ogni episodio, ha eliminato il conflitto mondiale dall’anime.

Nell’adattamento italiano di Un incantesimo dischiuso tra i petali del tempo per Rina, il ciclo mestruale della protagonista è diventato “una malattia misteriosa”.

Nella terza stagione dell’anime sono stati eliminati tutti i riferimenti religiosi. La ricerca del Messia e il Sacro Graal non compaiono nell’adattamento italiano di Sailor Moon.

Nel finale originale di Magic Knight Rayearth, Zagato ed Emeraude vengono uccisi dalle protagoniste mentre nell’adattamento italiano vengono spediti in un’altra dimensione.

L’episodio “La mia adorata Nadia” di Nadia – Il mistero della pietra azzurra non è stato trasmesso in Italia perché composto da troppe canzoni giapponesi.

Nel finale originale di Rocky Joe il pugile muore sul ring mentre nell’adattamento trasmesso in Italia sviene per la fatica.

Sailor Uranus e Sailor Neptune sono molto più di due semplici amiche. L’amore lesbo tra le due eroine di Sailor Moon è stato trasformato dalla tv italiana in una solida amicizia.

Nell’anime originale di Sailor Moon le Sailor Starlights, cambiando sesso, assumono l’identità segreta di una boyband. Una storyline stravolta nell’adattamento italiano dove i tre uomini chiamano le sorelle gemelle in aiuto dallo spazio.

L’adattamento italiano di Sailor Moon ha trasformato il femmineo generale Zachar in una donna eterosessuale e la strega Zirconia in un uomo.

La leggera cotta di Sailor Moon per Sailor Uranus è stata censurata in Italia. La sfumatura lesbo è stata confermata da un bacio tra le due guerriere Sailor nella terza stagione della serie.

Nel gran finale di Sailor Moon, Bunny e Sailor Galaxia rivelano le origini del male a suon di colpi e nudità. Un epilogo che, censurato malamente e privato del monologo finale, non ha granché senso nell’adattamento trasmesso in Italia.

Nel finale del film trasmesso in Italia Candy si fidanza con Terence mentre nell’anime originale corona il sogno d’amore con Albert.

Nell’anime originale Mila, ritenendo Sunny il frutto di una relazione extraconiugale, schiaffeggia il padre. Nell’adattamento di Mila e Shiro trasmesso in Italia non c’è uno scontro tra i due personaggi.

Il violento schiaffo di Mister Daimon a Nami è stato censurato in Italia. Nell’anime originale di Mila e Shiro l’allenatore colpisce la ragazza fino a farle uscire il sangue dalla bocca.

La sequenza di Mila e Shiro in cui Mila ha il ciclo mestruale è stata stravolta dal doppiaggio italiano che ha visto la protagonista inquieta a causa di un brutto sogno.

Il sogno erotico di Shiro è stato censurato in Italia. Nell’anime originale Shiro bacia Mila mentre nell’adattamento italiano il sogno si interrompe prima del bacio tra i protagonisti.

Chiacchierando sotto la doccia con un’amica, Mila si specchia con addosso solo un asciugamano. Una sequenza censurata con un fermo immagine accompagnato dal dialogo tra le due.

Nell’adattamento italiano di Lady Oscar, Nicole Olivier è una mendicante mentre nell’anime originale è una prostituta.

Nell’anime originale di Lady Oscar, Nicole Olivier accusa Maria Antonietta di avere rapporti sessuali con altre donne tra cui Lady Oscar. Nell’adattamento italiano Nicole Olivier accusa la regina di “atti terribili”.

I dialoghi dei Cavalieri dello zodiaco sono stati stravolti in Italia. Se nell’anime originale gli eroi sono aggressivi e sboccati, nell’adattamento italiano hanno un linguaggio aulico e cavalleresco. La censura ha inoltre modificato i nomi dei personaggi per incrementare le vendite del merchandising.

La parola morte non compare nella serie di Naruto trasmessa in Italia. I personaggi di Naruto non muoiono ma scompaiono. Che senso ha?

La liaison tra Rossana e il manager Robbie è stata trasformata nell’adattamento italiano in una solida amicizia.

Nella serie giapponese la madre naturale di Rossana partorisce la protagonista a quattordici anni e la abbandona. Nell’adattamento italiano la donna dà alla luce Rossana a ventiquattro anni e la abbandona in seguito a un incidente.

Dopo un litigio con la sorella, Heric sferra un pugno sul muro e la sua mano inizia a sanguinare. La sequenza è stata eliminata nell’adattamento italiano.

Nell’anime originale di Rossana, Heric viene soprannominato “figlio del diavolo” dalla sorella. Un’accusa più grave del “diavoletto” dell’adattamento italiano perché Nelly reputa Heric responsabile della morte della madre.

Nell’adattamento trasmesso in Italia Heric e Rossana si prendono in giro durante un litigio al parco. Nell’anime originale Heric rivela a Rossana che l’unico modo per aiutarlo è ucciderlo. Un’affermazione che rende comprensibile al pubblico italiano la fuga di Rossana in lacrime.

È quasi magia Johnny ha subito numerose censure tra cui il sogno erotico di Johnny sulla cugina. L’adattamento trasmesso in Italia, iniziando dal brusco risveglio di Johnny, ha reso incomprensibile il disagio del protagonista con la cugina.

Il bacio tra i protagonisti sulla panchina, presente nella sigla di È quasi magia Johnny, è stato eliminato nell’episodio trasmesso in Italia.

Nella serie di Detective Conan trasmessa in Italia le parole uccidere, assassino e sangue sono state eliminate e le sequenze più violente sono state modificate in bianco e nero.

Nell’anime originale Yuri lascia Miki perché crede sia sua sorella. Una storyline censurata nell’adattamento italiano di Piccoli problemi di cuore che, anticipando l’epilogo all’episodio 71, ha saltato il matrimonio tra i due protagonisti.

Fonte: Wired

I 40 anni di “Conan, il ragazzo del futuro”

Andrea Fontana, Fumettologica, 4 aprile 2018

Per una strana coincidenza temporale, ad aprile 2018 cadono due compleanni fondamentali per l’animazione giapponese e non solo: i 40 anni di Conan il ragazzo del futuro (Mirai Shonen Conan) e i 30 di Il mio vicino Totoro (Tonari no Totoro) – di cui parleremo in un articolo a parte – entrambi considerati tra le vette dell’opera di Hayao Miyazaki.Moltissimi conoscono il regista per il suo lavoro allo Studio Ghibli, in cui ha potuto esprimere il meglio del suo essere autore e animatore, attraverso una carriera straordinaria e sempre più sorprendente. In pochi conoscono il lavoro fondamentale del Miyazaki pre-Ghibli. Miyazaki inizia la sua carriera nel 1963 alla Tōei Animation, lo studio di animazione che per primo ha contribuito a dar corpo a una specifica identità dei cosiddetti anime. L’esperienza alla Tōei gli permette di ricoprire molti ruoli, prevalentemente “artigianali”, dimostrando a tutti il suo valore. Dalla Tōei passa poi alla A Production, seguendo uno dei suoi maestri, Yasuo Ōtsuka. Nel 1973 inizia a collaborare con la Zuiyo Pictures, che diverrà presto Nippon Animation. In questo periodo contribuisce in maniera fondamentale al progetto World Masterpiece Theatre, che si pone l’obiettivo di realizzare serie animate tratte dai capolavori della letteratura per ragazzi. Nel 1978 Miyazaki ha un’esperienza ormai decennale, ha ricoperto tutti i ruoli tipici dell’animatore, il suo nome è praticamente sulla bocca di tutti, complice il suo perfezionismo, il suo virtuosismo e la capacità di proporsi anche in veste di autore consigliando colleghi con ben più esperienza di lui. Per questo motivo la televisione statale, la NHK (acronimo di Nippon Hōsō Kyōkai), che fino a questo momento non ha mai dedicato molta attenzione all’animazione, decide di affidargli una serie che celebri il suo venticinquesimo anniversario.
Molto liberamente ispirato al romanzo The Incredible Tide di Alexander Key, Conan il ragazzo del futuro racconta di un mondo post-apocalittico in cui un ragazzo, il Conan del titolo, si innamora di Lana, la nipote di un importante scienziato. Insieme i due vivranno una serie di avventure che li porterà a combattere contro Repka, malvagio militare di Indastria che intende ripristinare quelle terribili armi che hanno contribuito alla totale distruzione del pianeta. Sono passati quarant’anni dalla prima messa in onda di questa serie composta da 26 episodi eppure, ancora oggi, non se ne riconosce a dovere l’importanza storica. Un’importanza che viaggia su due binari paralleli ma in qualche modo connessi: uno ha a che fare con l’opera di Miyazaki in particolare e dello Studio Ghibli in generale; l’altra con gli effetti che questa serie ha avuto su un’intera generazione. Conan il ragazzo del futuro può essere considerato una sorta di rivendicazione. Nel 1968 un gruppo di artisti, animatori e professionisti del settore, giovani con l’intenzione di cambiare e definire il futuro degli anime, realizza La grande avventura del principe Valiant (Taiyō no ōji – Horusu no daiboken), un lungometraggio animato che per cura dei dettagli, tipologia di messa in scena, approccio narrativo rappresenta una vera e propria svolta. Quando esce è un fallimento totale, ma contiene i germi che convoglieranno nella formazione autoriale di importanti personalità come Isao Takahata, che ne è regista, e Hayao Miyazaki, che contribuisce alle animazioni.
Conan, in termini puramente ideologici, ne è una sorta di riproposizione. Questa serie e Anna dai capelli rossi (Akage no An), che andrà in onda l’anno successivo e sarà diretta e curata da Takahata (ancora con il contributo di Miyazaki), sono due facce dello stesso manifesto poetico che, qualche anno dopo, sarà alla base della nascita dello Studio Ghibli. Pensatela così: quando si guardano film come Il mio vicino Totoro, Una tomba per le lucciole, Porco Rosso, Pioggia di ricordi, Princess Mononoke, La città incantata, Si alza il vento e La storia della principessa splendente non si possono non considerare le due suddette opere come l’inizio di tutto, il seme da cui tutto è germogliato. Conan il ragazzo del futuro, pur rappresentando l’esordio di Miyazaki alla regia, svela già un autore maturo, capace di gestire i ritmi con impressionante capacità, in grado di far confluire nella sua storia componenti di riflessione socio-politica insieme a elementi poetici e altamente emozionali. La serie si struttura lungo la dicotomia rappresentata dalla coppia Conan-Lana, che sono una sorta di Adamo ed Eva da cui deve necessariamente ricominciare un mondo nuovo, una nuova società. Una società che deve abbandonare le logiche individualistiche che portano al militarismo, al desiderio assoluto di potere, alla sopraffazione tramite la forza. Una società che deve finalmente cominciare a rispettare il mondo inteso in senso panteistico: da qui deriva tutto quel pensiero ecologista intrinsecamente miyazakiano e che vede un rapporto tra Uomo e Natura di totale rispetto. Proprio come in Nausicaä della Valle del vento o Laputa – Castello nel cielo fino ad arrivare a Princess Mononoke e Si alza il vento. C’è l’amore di Miyazaki per il design tecnologico e, di conseguenza, per il volo, una passione che torna e ritorna costantemente. C’è il suo desiderio di raccontare una storia che nel suo essere universale porta con sé diversi piani di lettura, capaci di essere assorbiti dai più piccoli e dai più grandi. Rivedere oggi Conan il ragazzo del futuro significa rielaborare a ritroso tutta la produzione miyazakiana e capire che era già tutto lì, in quei ventisei episodi andati in onda in Giappone per la prima volta nel 1978. Questa densità di contenuti ma anche questa capacità di porsi come immaginario unico e rivoluzionario hanno avuto conseguenze inevitabili su un’intera generazione. Per questo motivo ho deciso di interpellare alcune personalità di spicco del fumetto italiano e non solo.
Il primo a cui ho chiesto come e perché Conan abbia avuto conseguenze sulla sua opera è qualcuno che ben nasconde questa influenza, salvo poi dimostrarla in altri modi e contesti: Ausonia, alias Francesco Ciampi (Pinocchio – La storia di un bambino, ABC):
Mirai Shōnen Konan resta la serie animata che più mi ha influenzato. Soprattutto per i suoi adorabili tempi morti e apparentemente ingiustificati per un racconto di fantascienza. L’episodio intitolato Un giorno a Hyarbor – Una giornata sull’isola riassume bene ciò che intendo dire. Si tratta di una serie in cui tutto è perfetto: dalla regia alla caratterizzazione dei personaggi, dai background dipinti all’animazione, passando per la palette cromatica e la colonna sonora. Un capolavoro. Se non lo avete mai visto, recuperatelo. Se lo avete visto da ragazzini, riguardatelo. È meglio di tanta roba uscita recentemente.Chi invece non ha mai nascosto la sua fascinazione per Conan è sicuramente Claudio Acciari (Meka Chan):
Conan il ragazzo del futuro è un cartone animato facile da identificare perché tra le serie giapponesi dell’epoca, a mio giudizio, rappresenta un originale connubio stilistico che mette d’accordo le morbide forme del design dei personaggi, l’armonia delle scelte cromatiche tipiche di serie come Heidi, Anna dai capelli rossi, Tommy, Peline, Belle e Sebastien (per fare alcuni esempi) con scenari apocalittici che, sino a quel momento, erano prerogativa delle serie fantascientifiche firmate da Go Nagai o Leiji Matsumoto. A far pendere il tutto nell’emisfero di ‘prodotto solare’ ci pensa la splendida sigla italiana cantata da Georgia Lepore con la sua dolcissima voce. Mi è difficile pormi da addetto ai lavori dinnanzi a un’opera simile perché il coefficiente artistico va dritto al cuore, è fatto per solleticare la sfera emotiva dello spettatore, un vero e proprio documento che testimonia il livello di libertà espressiva circoscritta agli anni Settanta, non ancora inquinati da asfissianti… ‘illogiche’ di mercato. Mi tornano alla mente scene oggi improponibili dal punto di vista registico come quella in cui Gimsey fuma i “Taba Taba”, o quella in cui lui e Conan vengono sculacciati con un’asse di legno sul Barracuda o quelle che mostrano un dottor Raoh piuttosto manesco anche nei confronti di Lana, tutti atteggiamenti che, nelle produzioni animate moderne, sarebbero attribuiti ai “cattivi” della storia. Miyazaki, invece, ci dimostra che ogni cosa, se contestualizzata secondo un sapiente criterio e regolata da genuine intenzioni, non ci impedisce, in ambito narrativo, di distinguere ciò che è bene da ciò che è male. Quel che mi colpì durante la prima messa in onda in Italia, nel 1982, fu il contrasto tra lo stile di vita di piccole comunità fatte di artigiani, fabbri, contadini e pescatori che organizzavano il quotidiano in sintonia con quello che il territorio offriva loro, nel rispetto della natura, e il dispotismo di un apparato tutto terrestre, geograficamente distante ma capace di guastare la festa in ogni momento a chi aveva imparato una lezione dagli errori del passato. L’Isola Perduta, forse, rappresenta metaforicamente un punto di partenza dal quale può nascere una Hyarbor o proliferare una Indastria. Ed è proprio nella Torre del Sole di quest’ultima che è ambientata una profetica sequenza che mi fa porre un interrogativo su quale fosse la percezione, negli anni in cui è stata fatta la serie, della realtà virtuale, presentata come un perverso tentativo di generare mere illusioni nella loro accezione più negativa, perché i giovani protagonisti reagiscono con terrore quando l’ologramma di un bimbo sorridente che gioca a palla trapassa il corpo di Lana. Il dottor Raoh si scusa per aver mostrato qualcosa di così spaventoso ai ragazzi, ma era necessario per metterli al corrente di un pericolo, per fortuna sventato.Fabio Ramiro Rossin, illustratore, animatore e fumettista (Feuilleton) è un altro autore per il quale l’influenza di Conan è stata essenziale:
Era l’estate del 1987, forse quella dopo, io avevo cinque anni, forse uno in meno. La canicola seccava l’erba, e il sole rovente mandava a fuoco le 500 parcheggiate. I miei avevano divorziato qualche anno prima, e in attesa della sentenza di affidamento, io passavo le estati in esilio dai nonni, nel casolare color menta poggiato sul pendio di una collina, tra noccioli, olivi e sterpi. Andare a caccia di lucertole significava acchiappare una insolazione, il bambino più vicino con cui giocare era distante chilometri; la meno peggio, era stare all’ombra di quel tetto in amianto. Manco a dirlo, disegnavo tutto il giorno, imparavo a leggere con l’Uomo Ragno e guardavo un sacco di schifezze in televisione, avevo talmente poco da fare che, a tutt’oggi, è il periodo di cui ricordo più dettagli. Era metà mattinata, quando il televisore acceso per caso trasmise quella che sembrava la sigla finale di un cartone disegnato a matita: un cielo giallo come l’estate, un campo di erba alta solcato da un sentiero, una fila di imponenti alberi scorreva di fianco e scompariva alle mie spalle. Mi sembrava di essere stato trascinato in prati in cui non potevo correre. Il giorno successivo, sintonizzai il tv color su quel canale, in attesa di vedere quello che ci sarebbe stato prima. E prima, c’erano dei telefilm a tema mare, tipo il delfino Flipper, o quello della famiglia di biologi che vive in un sommergibile e parla coi delfini, insomma, un botto di delfini. Poi, una musica inquietantemente spensierata, immagini rugginose di città futuribile, dilaniata da terremoti, sommersa da onde gigantesche, bombardata da flotte di aerei da guerra. Di sicuro era un cartone animato, e restai in attesa; dopo tutti quei cetacei mi sarei guardato pure il telegiornale. Fino alla fine, non riconobbi alcun nesso con quello che mi aveva ipnotizzato il giorno prima; non un disegno a matita, di campi nessuna traccia, bensì un sacco di aeroplani, una città mezza miniera mezza fabbrica, due ragazzini che cercano disperatamente di scappare da un mondo di adulti che vorrebbero imporre con l’autorità la loro legge, quella del più forte. Il primo episodio che vidi fu quello in cui Conan si arrampica sul torrione per salvare Lana, la grondaia cede al peso di entrambi, e Conan, stringendo a sé Lana, plana, o meglio precipita, atterrando in piedi. Il dolore zigzaga dalla punta dei piedi fino a drizzargli i capelli, ma Conan stringe la mano di Lana, e riprende la fuga con le gambe a squadro. Da qualche parte, mio padre ha conservato il quaderno su cui tentai di ridisegnare la scena dell’atterraggio. Tornai in città e Conan sparì dall’etere per diversi anni. Di tempo ne è passato parecchio, e forse ho visto questo cartone troppe volte per essere davvero sicuro di quello che pensai in quel primo istante. Ricordo però che, se allora lo scenario raccontato non mi era sembrato plausibile, in qualche modo tremendo, avevo vissuto come reali gli ossessivi e brutali tentativi di spezzare un legame casuale ma predestinato, voluto, e con quella volontà protetto. Col tempo ho capito che Miyazaki era arrivato al momento giusto: stavo iniziando a costruirmi corazze di cinismo per sopravvivere all’incoscienza dei grandi, quando la fiducia spontanea con cui Conan e Lana affrontano la fine del mondo, mi è parsa più giusta del vero. Coi suoi piedi prensili e la sua dedizione al sacrificio, Conan mi aveva fatto superare il pudore infantile che non fa vedere il limite oltre il quale una persona adulta non dovrebbe spingersi; che si riceve ciò che si dà, che non esiste limite all’impegno, che l’empatia è la vera rivoluzione, e che il vero sovversivo non è chi combatte un nemico, ma chi resta fedele a se stesso. Mi aveva in qualche modo fatto capire che le onde, dopo aver tolto, prima o poi restituiscono. Con l’ultimo autore gioco in casa. Manuele Fior ha scritto nel mio (e di Enrico Azzano) libro, Studio Ghibli. L’animazione utopica e meravigliosa di Miyazaki e Takahata (Bietti Edizioni, 2017) e ogni volta che ci vediamo finiamo a parlare di Miyazaki e di Conan in particolare:
Conan il ragazzo del futuro fa parte della seconda ondata di animazione giapponese che si è infranta sugli schermi della televisione italiana agli inizi degli anni Ottanta, dopo quella di Mazinga e Capitan Harlock, per capirsi. Finita l’orgia di raggi neutroni e alabarde spaziali, ai nostri occhi di bambini si apriva una narrazione più raffinata, meno ritmata dal clangore metallico delle mazzate tra robot e psicologicamente più matura. Per un bambino di dieci anni come me all’epoca, guardare Conan voleva dire immedesimarsi istantaneamente nell’eroe e innamorarsi di Lana di un primo amore romantico, esattamente nella maniera in cui più tardi mi sarei immedesimato in Ataru e avrei desiderato sessualmente Lamù (e anche Shinobu). Spesso con la borsa dell’acqua sopra la testa e il termometro sotto il braccio, seguivo i miei eroi per mare e per terra, sognare il loro ricongiungimento e poi, una volta avvenuto, ripartire alla volta del viaggio di ritorno, attraverso il più bel paesaggio post-atomico visto in un cartone animato. A bordo di navi corazzate, scialuppe metalliche, idrovolanti, oggetti volanti monoposto e quell’indimenticabile fortezza volante con le ali larghe come un’autostrada, ho condiviso con loro l’odissea dell’eroe, ho alimentato le stesse nostalgie e esercitato sotto le coperte quei poteri mentali che mi avrebbero ricongiunto alla mia Lana, che ancora non conoscevo ma che sapevo in quel momento captarmi telepaticamente. Se mi chiedete che tipo di fumetto vorrei realizzare oggi, a 42 anni, che storia vorrei raccontare, vi risponderei una che contenga gli stessi ingredienti di Conan. Telepatia, futuro, viaggio, azione. Anzi, ora che ci penso Celestia parlerà più o meno di tutto questo, ma io non sono più Conan e Dora non è Lana.

 

Goldrake, 40 anni in Italia: da Mazinga a Gianni Rodari, la storia che non conoscete

Era il 4 aprile 1978 e fu il primo robot giapponese a sbarcare da noi: fu amore a prima vista. Ma ci furono anche tante polemiche, con difese «d’autore»: dallo scrittore al Corriere della Sera
Massimo Nicora, Corriere
L’autore di questo articolo nel 2017 ha pubblicato il libro «C’era una volta Goldrake. La vera storia del robot giapponese che ha rivoluzionato la TV italiana» (La Torre Editrice, 24,50).

Il primo, il più amato
Il 4 aprile 1978 rappresenta per la TV italiana una data storica. Su Rete Due – come allora si chiamava Rai Due -, alle ore 19.00, viene trasmessa un’innovativa serie animata giapponese che in Italia viene intitolata Atlas Ufo Robot, ma che per tutti diventa immediatamente Goldrake dal nome del suo protagonista, uno straordinario e portentoso robot che difende il pianeta Terra a colpi di maglio perforante e alabarda spaziale dai malvagi alieni venuti da Vega. Per i bambini di allora è amore a prima vista e per i palinsesti televisivi è una rivoluzione. Di lì a qualche mese, complici anche i cambiamenti legislativi in materia di trasmissioni via etere, in tutta Italia è un proliferare di emittenti private che per riempire il maggior numero possibile di ore di programmazione si rivolgono al mercato giapponese acquistando decine e decine di cartoni animati. Sulla scia di Goldrake arrivano così numerosi altri robot ed eroi spaziali che fanno da apripista a una vera e propria invasione dei teleschermi.
Goldrake però è il primo, il più amato, il più imitato. Entra prepotentemente nelle case dei bambini italiani ammaliandoli con le sue avventure, i suoi protagonisti, i suoi colori sfavillanti per chi ha la fortuna di possedere già una televisione a colori. Nei salotti i bambini discutono animatamente con i loro genitori per non perdersi una puntata del loro robot preferito. I negozi vengono invasi da giocattoli con la sua effige, a scuola diventa l’argomento preferito (se non l’unico) di disegni e componimenti. Anche i giochi cambiano. I cowboy e gli indiani cedono il passo al nuovo eroe della fantascienza e il linguaggio stesso dei bambini si arricchisce di neologismi ed espressioni mutuati direttamente dal cartone animato.
È in atto una vera e propria trasformazione che all’inizio desta sorpresa, incuriosisce, ma che in un secondo momento suscita preoccupazione in genitori, insegnanti, psicologi e addirittura politici. Goldrake diventa così il bersaglio preferito di ogni tipo di critica. Contro di esso si scagliano anatemi, si invoca un’azione censoria da parte della Commissione di Vigilanza della RAI, nascono vere e proprie crociate e sui quotidiani è un profluvio di articoli, lettere, commenti, editoriali ed elzeviri. In occasione del quarantesimo anniversario della trasmissione italiana abbiamo provato a raccontare alcune curiosità sulla serie che non tutti conoscono per celebrare degnamente il compleanno di un eroe che è entrato ormai a fare parte dell’immaginario di più di una generazione.

La “famiglia” dei Mazinga
Mazinga Z, Il Grande Mazinger e Atlas Ufo Robot sono tre serie differenti ma collegate tra loro a formare quella che viene comunemente chiamata Mazinsaga (qui un nostro approfondimento). Esiste dunque un continuum narrativo e un legame ben definito che purtroppo in Italia è andato perduto a causa del differente ordine di trasmissione. La prima puntata di Mazinga Z viene trasmessa su Rete Uno il 21 gennaio 1980, quasi due anni dopo la messa in onda di Atlas Ufo Robot. Inoltre Mazinga Z va in onda anche dopo Il Grande Mazinger, approdato invece sul circuito delle TV private nei primi mesi del 1979. Nel nostro Paese, dunque, la Mazinsaga non ha rispettato affatto l’originario ordine di trasmissione giapponese (anzi, lo ha del tutto ribaltato) causando una certa confusione e impedendo ai telespettatori italiani di coglierne il corretto sviluppo narrativo.

Goldrake prima di Goldrake
Quando nella prima metà degli anni Settanta in Giappone, come nel resto del mondo, scoppia una vera e propria “ufomania” la casa di produzione Toei commissiona al mangaka Go Nagai il soggetto per un film destinato alle sale cinematografiche che abbia come protagonista un UFO. Questo cortometraggio che si intitola La grande battaglia dei dischi volanti (1975) ottiene un così grande successo che la Toei decide di usarlo come base per realizzare una serie televisiva che abbia come protagonista un UFO robot. A Nagai come sempre il compito di tratteggiarne storia e personaggi.

Grendizer, Goldorak, Goldrake
Tre nomi diversi per lo stesso robot in Giappone, Francia e Italia. Come mai? In Giappone il termine Grendizer viene riciclato da un vecchio progetto intitolato «Plus Power! Grendizer» che la società di Nagai aveva proposto alla Toei, ma che non era poi stato finalizzato. Protagonista era uno studente liceale che, grazie alle conoscenze dello zio scienziato, poteva trasformarsi in Grendizer, un supereroe con una corazza che si sviluppava intorno al corpo e che doveva combattere contro l’impero subacqueo di Black Marine. In Francia si ritiene che questo nome sia cacofonico e Jacques Canestrier, produttore della serie, crea il nome Goldorak fondendo insieme i nomi di Goldifinger e Madrake. In Italia Goldorak diventa Goldrake (con l’accento sull’ultima sillaba) perché i dirigenti e funzionari RAI preferiscono un nome più inglese.

Il Goldrake coreano
Negli anni Settanta (ma anche oggi) le case di produzione giapponesi erano solite appaltare parte della realizzazione delle loro serie animate agli studi coreani per motivi di costi. Così facendo i coreani hanno appreso tutte le tecniche fondamentali per realizzare un disegno animato e hanno iniziato a produrre in proprio delle serie robotiche copiando quelle giapponesi. Nel 1978 il giovane regista Kim Hyeon-yong realizza un film che è un’evidente imitazione di Goldrake. Come chiama però il robot protagonista? Mazinger X

Dal Giappone alla Francia passando per i trattori
Nel 1975 un giovane uomo d’affari francese di nome Bruno-René Huchez si trova a Tokyo nella sua camera di albergo. È venuto in Giappone per incontrare la delegazione di un’azienda giapponese che vorrebbe vendere trattori in Francia quando sulla televisione vede una puntata di Goldrake e ne resta folgorato. Ecco un prodotto che importato in Francia potrebbe avere certamente un grande successo! Con qualche difficoltà riesce a contattare la Toei e poco dopo rientra a Parigi con una valigia piena di grosse bobine di cartoni animati giapponesi.

La “Folie Goldorak
Il successo in Francia di Goldorak è pari a quello in Italia di Goldrake. La famosa rivista Paris Match mette addirittura Goldorak in copertina e racconta di come i bambini francesi siano letteralmente impazziti per questo robot trasmesso con poca convinzione da Antenne 2 durante l’estate del 1978. Il Natale di quello stesso anno, però, il modellino più ambito di Goldorak prodotto dalla Mattel va esaurito. I genitori, per soddisfare le richieste dei figli, si iscrivono alle liste di attesa e chi ha qualche contatto prova a cercarlo al mercato nero. Addirittura in certi grandi magazzini si assumono commessi solo per rispondere ai clienti che per Goldarak, purtroppo, bisogna aspettare…

Il mistero dell’Atlas
Come mai in Italia la serie viene Intitolata Atlas Ufo Robot? L’Italia aveva acquistato la serie dalla Francia e tra i materiali inviati d’oltralpe vi era una guida descrittiva (”Atlas” in lingua francese). Questo “Atlas” di Ufo Robot conteneva la descrizione della storia e dei personaggi. Annibale Roccasecca, allora responsabile del doppiaggio, ritenne che il termine “Atlas” fosse un nome “esotico” che ben si potesse affiancare alle parole Ufo e Robot e propose di intitolare la serie Atlas Ufo Robot. La proposta venne condivisa con il funzionario incaricato della RAI (Nicoletta Artom) e con il dirigente della programmazione per bambini (Paola De Benedetti) che diedero la loro formale approvazione. Non si è dunque trattato di un fraintendimento della lingua francese come si è raccontato in tutti questi anni.

Alabarda Spaziale!!!
Tutti ricordano il celebre grido “Alabarda spaziale!!!” lanciato da Actarus, il pilota di Goldrake. La sua voce è quella del doppiatore Romano Malaspina, grande attore di teatro diplomatosi nella prestigiosa Accademia d’arte drammatica “Silvio d’Amico”. Siamo negli anni del cosiddetto doppiaggio liberto e Malaspina diverrà la voce di tanti altri protagonisti dei disegni animati giapponesi, uno su tutti Hiroshi Shiba di Jeeg Robot d’acciaio.

Goldrake e il Corriere della Sera
Anche sul Corriere della Sera a Goldrake viene dedicato ampio spazio. Ad occuparsene sono principalmente due giornalisti, Leonardo Vergani e Giulia Borgese. Quest’ultima viene addirittura invitata alla trasmissione RAI Pro e contro per partecipare a un dibattito in studio con l’On. Silvio Corvisieri. A lei il compito di difendere l’eroe di tanti bambini sottolineando lo stile della serie (i disegni, i colori, i costumi) e contestualizzandola all’interno di un mondo mitologico che da sempre privilegia l’eroismo.

La crociata di Imola
14 marzo 1980. Durante il consiglio d’istituto della scuola elementare Sante Zennaro, appartenente al secondo circolo didattico di Imola, il genitore di un bambino della classe terza B prende la parola e propone di redigere una breve lettera, cortese ma decisa, da inviare alla RAI, ai ministri competenti e agli organi di stampa per protestare contro la violenza dei disegni animati giapponesi trasmessi in televisione e, soprattutto, contro la loro presenza asfissiante nei palinsesti. La lettera, firmata da oltre 600 famiglie, ottiene un riscontro mediatico senza precedenti e dà il via a quella che è passata alla storia come la “crociata” di Imola contro i disegni animati giapponesi.

Da Portobello a Goldrake
L’eco della crociata di Imola arriva anche in televisione e non solo nei telegiornali. È il conduttore Enzo Tortora, reduce dal successo di Portobello e ritornato in TV con la sua nuova trasmissione L’altra campana che invita i crociati di Imola in studio per sostenere il loro punto di vista. Nella puntata del 18 aprile 1980 cinque anti-Mazinga, come vengono definiti dai giornali, salgono sul palco della rubrica Digliene quattro sostenendo la necessità di disintossicare i bambini che restano come ipnotizzati da questi programmi. Sullo sfondo una sagoma di Goldrake assiste passivamente alla loro reprimenda.

Gianni Rodari e Goldrake
Tra i nomi di spicco del panorama culturale italiano di quegli anni che prendono le difese di Goldrake non possiamo non ricordare il celebre scrittore per ragazzi Gianni Rodari. In un articolo non a caso intitolato “In difesa di Goldrake” Rodari difende il robot giapponese descrivendolo come un ercole moderno, metà uomo e metà macchina spaziale. Secondo Rodari i bambini non sono soggetti passivi di questi disegni animati perché sono in grado di rielaborare il materiale fantastico che la televisione propone loro nel gioco e nelle attività quotidiane. Insomma, diamo più fiducia ai bambini!

Le sigle in Italia
Il successo di Goldrake è dovuto anche alle splendide sigle composte da Vince Tempera e Luigi Albertelli con la collaborazione di Massimo Luca e Ares Tavolazzi. La prima sigla di apertura “Ufo Robot” nel 1978 raggiunge addirittura il quarto posto nella hit parade e vince il disco d’oro superando il milione di copie vendute. Per cavalcare il successo della serie la RAI e la casa discografica Fonit Cetra commissionano al duo Albertelli-Tempera una nuova sigla di apertura, “Goldrake” che faccia da traino a un 33 giri contenente una serie di canzoni dedicate ai vari personaggi della serie. Famosissima anche la sigla di chiusura “Shooting Star” caratterizzata da un ipnotico giro di basso opera di Ares Tavolazzi, già bassista degli Area.

Il ragazzo di Caravaggio
Per la sigla “Goldrake” Tempera ingaggia un giovane cantante di Caravaggio, in provincia di Bergamo. Il suo nome è Alberto Tadini. Dopo i primi passi mossi nel complesso Le corde felici aveva avuto la sua grande occasione nel 1971 partecipando al festival di Sanremo con i Gens, di cui sostituisce il cantante storico Filiberto Ricciardi. La sua carriera nel mondo della musica leggera continua fino a quando non viene chiamato a sostenere un provino per la sigla “Goldrake”. Il provino ha esito positivo e il ragazzo di Caravaggio che sognava di diventare il nuovo Lucio Battisti si trova trasportato nel mondo delle sigle dei disegni animati.

40 anni di Goldrake, 5 motivi che lo hanno reso fondamentale

Il 4 aprile del 1978 arrivava su Rai 2 Goldrake, il cartone giapponese che avrebbe cambiato per sempre la cultura pop italiana
Lorenzo Fantoni Wired, 4 aprile 2018Il 4 aprile 1978 è stato un giorno fondamentale per la televisione italiana, alle 18:45 su Rai 2 veniva trasmessa per la prima volta una puntata di Goldrake, opera di Go Nagai preceduta da una spiegazione di Maria Giovanna Elmi che cercava di contestualizzare il cartone animato. Inizialmente in Italia il cartone animato si è chiamato Atlas Ufo Robot a causa di un madornale errore di traduzione. Visto che la serie fu acquistata non direttamente dal Giappone, ma dai network francesi, il suo nome sulla guida tv transalpina era Atlas Ufo Robot, solo che Atlas era il nome della guida stessa. Dopo l’arrivo in Italia di Goldrake, Grendizer in originale, la televisione italiana non fu più la stessa. Tutte le concezioni che avevamo sui cartoni animati, sull’animazione giapponese e sulla divisione manichea tra cultura alta e cultura bassa, tra intrattenimento per bambini e quelle per adulti, furono spazzate via con un colpo di alabarda spaziale. Sono stati scritti un sacco di libri, soprattutto in Italia, sulla sua importanza, pagine e pagine di cultura pop che mostrano gli effetti e il cammino di avvicinamento a questo tsunami cognitivo.
Ecco a voi alcuni punti che cercano di riassumerne l’importanza.

1. Il primo robot
Potrà sembrare banale, ma Goldrake era il primo robot giapponese a fare la sua comparsa nella televisione italiana e probabilmente anche uno dei primi cartoni giapponesi. E la prima, volta, si sa, non si scorda mai. Fu preceduto da Kimba, Heidi, i Barbapapà, ma un gigantesco robot che prende a pugni mostri grandi come lui non s’era mai visto, fu un vero e proprio shock culturale, un imprinting che ha legato a doppio filo Goldrake con l’Italia. Ogni generazione ha ovviamente avuto il suo robot preferito e ogni spettatore e legato in particolare a quel cartone che per primo lo ha emozionato, ma Ufo Robot è stato il primo a mostrarci supermosse, personaggi incredibili, mostri spaziali e poi c’era quella sigla che diventò in poco tempo la più cantata in tutte le scuole.

2. Una storia diversa
Fino a quel momento i cartoni animati erano considerati fondamentalmente roba per bambini. Certo, alcune fiabe potevano avere momenti più drammatici, ma tendenzialmente un cartone animato era una storia allegra con disegni colorati, personaggi semplici e lieto fine. Goldrake invece ci mostrava un personaggio tormentato che combatteva nemici che arrivavano dallo spazio. Il tema di Actarus, straniero in terra straniera, che cerca di aiutare il popolo che lo ospita conteneva il potenziale per scatenare riflessioni filosofico-politiche che fino a quel momento erano ben lontane dalle serie animate. Goldrake era un cartone con moltissimi livelli di lettura, non era una roba per bambini, era la prova che si poteva fare intrattenimento d’evasione senza per questo rinunciare a qualcosa di più alto, senza tradire a dei contenuti che potessero piacere a più fasce di pubblico. Ecco perché, vuoi per la novità, vuoi per la sua universalità, lo guadavano anche spettatori molto più grandi.

3. Le polemiche
Proprio per questa dissonanza tra l’immagine di un cartone animato e i contenuti Goldrake fu al centro di furiose polemiche. In parte questo era anche legato al fatto che rappresentava qualcosa di nuovo, completamente diverso e quindi non incasellabile secondo i costumi dell’epoca, quindi andava rigettato. Come spesso accade un esercito di genitori preoccupati, benpensanti, educatori, giornalisti e ovviamente politici iniziarono un bombardamento di fila che culminò con una interrogazione parlamentare che puntava alla chiusura della trasmissione. Seguì poi la famigerata “Crociata di Imola” in cui 600 genitori della città emiliana inscenarono una protesta con tanto di raccolta firme che finì sui principali giornali.
La polemica si sparse a macchia d’olio e ovviamente Goldrake e i cartoni giapponesi furono accusati di traviare le giovani menti, ispirare violenza e intaccare l’italico valore di storie nostrane, come Pinocchio. Ignoranza e terrorismo psicologico, veicolato anche attraverso leggende metropolitane di bambini che si lanciavano dalla finestra fingendosi Actarus, erano all’ordine del giorno. Per fortuna i dirigenti Rai e delle tv private tennero duro, aiutati da ascolti e indici di gradimento mai visti. Fra i pochi che cercano di analizzare il fenomeno senza paranoie c’è, a sorpresa, Gianni Rodari, che con un guizzo non da poco paragonò Goldrake a Ercole e agli eroi classici, intuendone le somiglianze mitologiche e la capacità di creare una nuova narrativa epica.

4. Spezzare l’egemonia
Goldrake fu anche fondamentale perché fu il grimaldello con cui la televisione italiana spezzò l’egemonia degli Stati Uniti nell’influenza del nostro immaginario. Dopo Goldrake infatti i cartoni animati giapponesi investirono come un fiume in piena le nostre televisioni, soprattutto quelle private, che non vedevano l’ora di riempire gli spazi vuoti del proprio palinsesto. Fu una svolta nel panorama dei mass media europei che si slegava dall’occidente e si apriva a una cultura completamente nuova che vedeva nei cartoni animati una forma di intrattenimento differente. Se il racconto occidentale ci parlava di draghi, quello giapponese ci descriveva anche il tormento del drago, se da una parte il bene e il male erano chiari dall’altra c’era sempre spazio per le zone di grigio. In un certo senso si può dire che proprio grazie a queste trasmissioni la tv privata iniziò a prosperare, offrendo, con adattamenti spesso drammatici, una mole di contenuti che fino a quel momento ci era completamente sconosciuta. Fu un po’ come scoprire l’intera gamma della cucina mondiale dopo aver mangiato per anni solo brodo di pollo.

5. Una cultura di massa
Gli effetti di Goldrake e dei suoi successori in Italia li vediamo ancora oggi. Non esiste quarantenne che non conosca i circuiti di mille valvole e l’insalata di matematica, che non conosce l’alabarda spaziale e che non sia in qualche modo legato ai cartoni animati giapponesi. Fu uno dei primi cartoni a sdoganare un merchandising a 360° che ancora oggi alimenta mercatini di appassionati e ricerche nelle proprie camerette di gioventù. La permeabilità di Goldrake e compagni nella società italiana ha avuto un effetto curioso e interessante: li ha resi una lingua franca che travalica le classi sociali, il livello di istruzione e l’ambiente lavorativo. Il fornaio e l’avvocato possono non aver alcun punto in comune, ma mettili uno di fronte all’altro a parlare di Goldrake e Mazinga e stai sicuro che potranno andare avanti per ore discutendo su quale fosse il loro cartone preferito, quale la sigla che ricordano meglio e quale il giocattolo che, insospettabilmente, fa bella mostra di sé su una mensola, recuperato dalla cantina.