La tragica fine di Gundam

Mi sto sciroppando le serie Gundam, almeno quelle liberamente disponibili, e avendone visto abbastanza, tipo SEED e 00, posso concludere che serie come Sentou Mecha Xabungle, Taiyou no kiba Dougram, Aldnoah Zero, Argenvollen e soprattutto Ginga Eiyuu Densetsu, sono da una a dieci spanne superiori, soprattutto rispetto ai deliri da mucchio selvaggio di SEED e 00, bi-serie che finisce nel grottesco film A Wakening of the Trailblazer, bello spettacoloso, adatto ai cinema, ma dal finale, beh; l’umanità che trova la pace facendosi annettere da una colonia di minerali senzienti venuti dallo spazio più sprofondo (qualcosa che ricorda i romanzi di Lovecraft), e l’eroe psicopatico Satsuna F. Seisei (ma effe cosa?), che si trasforma infine in un bambolottone metallizzato che irride la tenerosa principessina mediorientale, ora ridotta in vecchia che suona la pianola…
E questo sarebbe il succo della violenza moralizzatrice di Gundam SEED e 00?
Che tristezza.
Le produzioni meritevoli della serie, di quelle che ho visto, mi risultano essere solo il movie da 30 minuti Thunderbolt: December Sky e la serie Unicorn RE:0096, che metterebbe la parola fine a questa sagra della saga.
Dite che spoilero? Ma no, basta notare come la sagra della saga finisce nelle serie Build, ovvero in battaglie on line tra costruttori di modellini di plastica dei Gundam (Gunpla), per capire che ‘sta sagra della saga finisce in barzelletta, irrisa dagli stessi curatori, che non credendoci affatto, trasformano la serie in uno spottone pubblicitario per le ditte di modellering.
Ma comunque meglio così, altrimenti sarebbe stato peggio, se ci avessero creduto davvero, come nei deliranti episodi guerrafondaio-pseudopacifisti si credono divinità Satsuna F. Seisei e Kira Yamato (Yamato, come la supercorazzata giapponese affondata in poche ore di attacchi aerei dagli statunitensi).
In sostanza, Gundam è una trasposizione interplanetaria e futurologa, su video, della fase più violenta della Storia del Giappone, quella degli Stati combattenti del 1500, (escludendo i 50 anni di follia dal 1895 al 1945), con i vaneggiamenti unificatori del signore della guerra Oda Nobunaga portati alle stelle dagli eroi pseudo-positivi della megaserie.
Come detto, ad essa superiori sono le serie mecha su accennate, e decisamente lo è la Saga dei Leggendari Eroi Galattici, dove si parla di cose cui la massa di bimbimkia gokuizzati assillati da fantasiosi duelli surreali e fantasmatici mai potrebbe saper interpretare.
In conclusione, dopo essersi sorbiti i pistolotti moralistico-guerreschi delle serie Gundam, vedersi Anima Yell!, Yama no Susume o Gaikotsu Shotenin Honda-san è solo salutare.

Intervista “planetaria”: con il regista Naokatsu Tsuda e il produttore, Hiroyuki Aoi

È ora o mai più! Intervista con il regista, Naokatsu Tsuda e il produttore Hiroyuki Aoi di “Planetarian
Manga Tokyo

La storia è ambientata in “una distopia” diventata oggetto di una guerra biologica 30 anni prima. Il protagonista entra in questa città in rovina, e arriva in cima ad un edificio per scappare dai robot che controllano la città. Lì, vede un planetario dimenticato e il robot Yumemi Hoshino, che aspetta all’ingresso.
Nel 2004, l’editrice Key Visual, ben nota per le sue edizioni ‘AIR’ e ‘CLANNAD’, pubblicò il primo volume del romanzo cinetico ‘Planetarian‘ come gioco innovativo. I giocatori partecipano senza avere scelte multiple, come se guardassero un film. Originariamente, fu pubblicato solo online. Alla fine, il mercato e la sua piattaforma raggiunsero altri dispositivi e fu pubblicato per PS2, PSP e smartphone (Android, iOS). Le recensioni su ‘Planetarian’ furono molto buone e questo è un film molto atteso. Sarà distribuito online e nei cinema. La produzione dell’animazione è della ‘David production‘, nota per la serie di animazione TV ‘Jojo’s Bizarre Adventure’. Il regista Naokatsu Tsuda dimostrava talento ed abilità nel realizzare questa serie di anime televisivi, e ammette apertamente di essere un grande fan della Key da molti anni.
Oggi, Anime! Anime! Invitano il regista Naokatsu Tsuda e il produttore Hiroyuki Aoi nell’intervista. Scopriamo il loro entusiasmo per “Planetarian” e la vera intenzione per cui scelgono online e cinema per la distribuzione.

Intervista di Yohei Hosokawa
‘Planetarian’

Niente rimpianti, fatelo e basta!
Per prima cosa, mi dica perché hai deciso di realizzare un film animato “Planetarian” e perché adesso. Vorreste darmi le vostre opinioni, signor Aoi?
Produttore, Hiroyuki Aoi (Aoi): Sicuro. Sono passati 12 anni dall’uscita di “Planetarian“. Originariamente era disponibile solo online tramite vendite download come primo volume del nuovo romanzo cinetico della Key. Non ha venduto così tante copie, in parte a causa della disponibilità su Internet. Tuttavia, “Planetarian” fu pubblicato con successo su varie piattaforme negli ultimi anni, tra cui lo streaming estero nel 2014. Di conseguenza, il numero di vendite raggiunse le 130000 copie. Ora è il momento, quando abbiamo l’ambiente e le tecnologie perfette per il networking, per raggiungere la nostra idea di ‘guardare sempre e ovunque’ come volevano per l’originale ‘Planetarian‘. Inoltre, l’universalità della storia e il tema dell’interazione uomo-robot attraggono sempre, ed è sempre così da molti anni. Quindi, perché non concedere l’opera a tutti i fan che l’hanno sempre amato e l’amano. È così che è iniziò il progetto. Inoltre, non c’è dubbio che tutti caduti amiamo “Planetarian“.

Regista Naokatsu Tsuda (Tsuda): La prima pubblicazione di “Planetarian” fu nel 2004, anno in cui iniziai la carriera negli Anime. Siamo al dodicesimo anno. Ci sono così tanti lavori, ma credo che il pubblico non dimentichi mai il lavoro eccezionale svolto. Penso che “Planetarian” sia un perfetto esempio di ciò. È chiaramente fantascientifico, ma la sua ambientazione non è superata nemmeno adesso. Sono sicuro che questo titolo sarò ancora ottimo per l’animazione e catturare l’attenzione anche dopo 10 anni. Inoltre, come dice Aoi, non siamo legati a nessuna piattaforma particolare e questo ci spinge in modo significativo a realizzare l’animazione oggi.

Come si è deciso per “David production” e il regista Mr. Tsuda?
Aoi: ‘David production‘ presta il massimo rispetto per il lavoro originale, e questo è da apprezzare.

Tsuda: Grazie.

Aoi: Anche molti fan della Key sembrano essere molto attaccati a “Planetarian“… e quando pensai a uno studio di produzione in grado di rispondere alle esatte richieste dei fan, ho potuto trovare solo “David production“. Detto questo, non mi aspettavo di vedere il signor Tsuda regista. Sapevo che era molto impegnato con “Jojo’s Bizarre Adventure” (lol).

Tsuda: Sono un regista della David production, quindi frequento regolarmente la riunione di pianificazione. Nell’incontro con un gruppo di produttori della David production , avemmo l’opportunità di discutere chi sarebbe stato il migliore come regista di “Planetarian”. Lì, onestamente, non volevo pentirmi rinunciando a questa possibilità di lavorare con anime della Key che adoro… quindi alzai la mano (lol) e colsi questa opportunità!

Creare “Planetarian” tramite i colloqui con ogni singolo membro dello staff
Sono curioso di sapere come il signor Tsuda si destreggiava negli impegni di lavoro…
Tsuda: Nella squadra di “Planetarian“, abbiamo il signor Katsuichi Nakayama che fu assistente alla regia di “Evangelion: 2.0 You Can (Not) Advance” e “Evangelion: 3.0 You Can (Not) Redo“, così come il signor Toshiyuki Kato che proviene da “Jojo’s Bizarre Adventure” ed ha anche diretto “Level E”. Con questi grandi registi di serie, dovevo solo guidare la squadra di ‘Planetarian’.

Quindi, come la guida?
Tsuda: Questa storia aveva la chiara intenzione di portarla ai fan e come. In altre parole, dovevamo concentrarci su un approccio cinematografico che richiedesse la realizzazione di scene in tempi più brevi rispetto a quelli delle serie TV. Così, scrissi la sceneggiatura per adeguare l’opera al film. Così facendo, potevo relazionarmi al lavoro molto più a fondo quando era nel processo di creazione della storyboard. Potevo reimpostarla da zero.

Aoi: Il signor Tsuda condivide anche il ruolo di Sound Director con Takayuki Yamaguchi.

Tsuda: Per quanto riguarda la musica, l’ho creata parlando con il signor Yamaguchi e completai l’ordine. Quando la musica arrivò, la combina con lo storyboard per trovarne un uso efficace nel film. Il signor Yamaguchi, direttore del suono, e io avemmo ripetute discussioni fin quando non fummo d’accordo. Siamo nella stessa generazione e questo rende ideale scambiarci le idee. Ho fiducia e rispetto per le sue opinioni.

Ho notato che anche Lei e il signor Shogo Yasukawa avete condiviso il ruolo di sceneggiatore. Questo per la stessa ragione di cui abbiamo parlato prima?
Tsuda: Si, è esatto. Scambiai spesso pareri con lui e scrissi una struttura sintetica per il signor Yasukawa per finalizzarla. Quindi, scrivemmo insieme la sceneggiatura. Abbiamo lavorato insieme per “Jojo’s”, e questa volta fu più facile come partner. Sound Director e Script Writer sono entrambi cruciali in questo film, ma ho avuto modo di scegliere persone che potevano dedicarsi al lavoro emotivamente ed empaticamente.

Sembra che le si sia appassionato a cogliere la situazione generale.
Tsuda: Esattamente. Mi è stato detto che potevo creare “Planetarian” a modo mio. In altre parole, dovevo capire la sfida cruciale su come farlo nell’animazione. Non significava usare le scene esatte dell’opera originale, ma dovevo evidenziare cosa e come ricreare l’originale nel film. Sapevo che dovevo fare qualcosa di chiaramente migliore dell’originale. Quindi, decisi di “Continuare ad adare avanti e creare! Prepararsi a lottare ferocemente per il successo!”

Sembrava molto determinato.
Tsuda: Sì, mi assicurai di parlare con ogni singolo membro dello staff per creare questo ‘Planetarian‘.

Regista della maggior parte delle opere del signor Daisuke Ono
Ho saputo che hai il controllo totale sul casting dello staff artistico. Il grande cambiamento sarebbe l’aspetto del protagonista principale, Kuzuya, giusto? Non ha un aspetto fisico dell’opera originale, quindi come è arrivato a questo design?
Tsuda: In primo luogo, avevo già due persone in mente, il signor Daisuke Ono e la signora Keiko Suzuki di “Planetarian” originale. Non avrei accettato il film senza di loro se ne fossi il fan e li volevo sicuramente nel nostro team. È tipico vedere un personaggio come il suo doppiatore quando ci si basa solo sulla voce. Abbiamo anche aggiunto la virilità dei personaggi maschili di Eiji Komatsu. Inoltre, con un gioco bishojo/gal, il volto di una protagonista si nasconde spesso dietro la frangia, così abbiamo impiegato questa teoria per completare i disegni dei personaggi.

Aoi: Il signor Ono ha detto che era ancora giovane e agli inizi della carriera quando ebbe il compito in ‘Planetarian‘. Quindi, è molto emozionante e importante di nuovo partecipare dell’animazione dopo 12 anni. Pensavo che la proiezione in anteprima fosse impeccabile, offrendo sensazioni speciali sul film per il signore Ono, ma anche da regista. I personaggi che recitano in questa animazione sono fantastici nei dettagli e hanno un grande impatto visivo.

Tsuda: Questo film contiene alcune scene che chiamiamo “immagini che parlano a tutti”, univoche per gli anime. A differenza dei giochi o dei manga, gli anime non si fermano agli spettatori. Quindi, controlliamo intenzionalmente la velocità di alcune scene semplici a cui i giocatori potrebbero aggrapparsi avendone dei bei ricordi.

Aoi: È stato difficile creare il processo in cui Kuzuya s’innamora di Yumemi, no?

Tsuda: Sì, abbiamo passato molto tempo a decidere in che punto cambiare. Yumemi è un robot, quindi Kuzuya non può recitare come un tizio che giocare con la sua “figura bishojo” quando si è bloccati nel creare lo storyboard “(lol). Yumemi gli risponde. Kuzuya vive in una distopia e il modo in cui si cambia interagendo con Yumemi, il robot programmato, è cruciale. Alla fine, gli spettatori si rendono conto che il personaggio principale Kuzuya simboleggia effettivamente “noi”.

Essere giocatore, ma anche spettatore.
Tsuda: Giusto. Come viviamo questo momento difficile? Cosa affrontiamo e a cosa dobbiamo essere preparati? Cosa vuol dire vivere rimanendo fedeli a se stessi? Potresti avere qualcosa che ti infastidisce nella vita, e sarebbe bello se decidessi di affrontarla anche se piccola… Speriamo di concludere la storia in questo modo.

Questo film ha tutto, dal gioco e dal romanzo al dramma vocale
Pubblicherete ‘Chiisana hoshi no yume‘ (La fantasticheria di un piccolo pianeta) online e ‘Hoshi no hito‘ (L’uomo delle stelle) al cinema. Il primo è un sottotitolo del gioco originale, e l’ultimo è stato scritto per un romanzo e un dramma vocale, richiedendo una tempistica più ampia. Quindi, completerete il tutto con questo film.
Aoi: Sì. “Planetarian” non riguarda solo Kuzuya e Yumemi. Il romanzo e il dramma vocale usciti dopo il gioco principale ampliarono di molto il mondo della storia. Credo che porti questo film da un’opera eccellente a capolavoro. Nella versione online, forniamo la storia del gioco. Scoprite come Kuzuya visse dopo la storia del gioco, nella versione cinematografica. Insieme al tema musicale di Lia, questo film sarà il migliore nella storia delle opere della Key.

Come descrivereste ‘Hoshi no hito‘, la versione cinematografica?
Aoi: Include una versione online ricostruita. La scena della proiezione nel planetario si staglia su uno schermo enorme, quindi spero che il pubblico l’apprezzi.

Sì, pensavo che la scena della proiezione fosse davvero impressionante.
Tsuda: Il direttore della fotografia signor Arimasa Watanabe, che ha realizzati “Fate/Kaleid liner Prisma*Illya” è un grande fan do “Planetarian” originale, e ha lavorato molto duramente perché questo film fosse particolareggiato nei dettagli. Molto probabilmente, questo ha portato a riprese eccezionali. Sfortunatamente, normalmente non possiamo permetterci di spendere troppo tempo per girare le serie TV… ma volevo essere preciso sugli effetti ottici in questo film. Ad essere onesti, rimasi stupito dagli effetti ottico di “Tamako Love Story” che vidi due anni fa. Mi colpì davvero quando vidi il bokeh o messa a fuoco poco profonda, proprio come nei buoni film giapponesi, perché un effetto obiettivo così dettagliato era qualcosa che ho sempre voluto impiegare. Allo stesso tempo, capì che gli effetti ottici sono molto efficaci per la visione al cinema. Questa volta, impiegai ampiamente gli effetti ottici e cercavo di entrare nei dettagli creando ogni singolo fotogramma. Quindi, penso che i telespettatori online saranno sbalorditi dalla profondità che la versione cinematografica offre per le stesse scene.

La versione cinematografica non è ricca di rilievi
Quindi, dice che gli spettatori virtuali scopriranno qualcosa nella versione cinematografica, giusto?
Tsuda: Questo è ciò che penso. Abbiamo anche un approccio diverso alla musica. La versione cinematografica non è ricca di rilievi. Sarebbe bello se ciò servisse da interpretazione recondita, e sono sicuro che soddisferà il pubblico.

Aoi: Devo dire che a causa della passione del signor Tsuda, ogni episodio della versione online supera di 10 minuti l’opera originale.

Tsuda: È vero. Avrei potuto fare 10 minuti per ogni episodio. Tuttavia, sono certo che soffrirei di cattiva digestione ‘ogni volta che guardassi ‘Planetarian‘. Quindi, posso con orgoglio sorridere allegramente con tutta la faccia! (lol) Beh, non è bene per il responsabile, però …

C’è qualcos’altro che vorreste raccomandare?
Tsuda: Vorrei aggiungere che ci siamo concentrati sull’aspetto robotico dell’eroina Yumemi. È carina come si può vedere, ma volevo descrivere come tutti noi arriviamo al momento del “Cosa fa questo computer?”… ci sentiamo frustrati verso le macchine per non lavorano come vogliamo. Mi piacerebbe includere tale l’approccio nel mio anime. Le macchine reagiscono semplicemente a ciò che ordiniamo o digitiamo in base al loro programma. Tuttavia, le nostre emozioni prevalgono ancora quando le cose non funzionano sbagliate. Questo è il tipo di punto che mi piacerebbe indicarvi. Il signor Yuuichi Suzumoto, autore dell’originale, ha una visione molto più realistica di altri titoli della Key. Penso che all’estero apprezzino quel tipo di anime Sci-Fi hard-boiled. Scene di manomissione di una bella ragazza in una distopia… questo è così diverso dagli altri titoli della Key.

Grazie mille. Infine, potreste lasciare un messaggio ai nostri lettori, per favore?
Aoi: Dopo aver letto questa intervista, se siete interessati a “Planetarian“, visionate prima la versione online. Ci sono solo 5 episodi in totale, e ognuno dura solo 10 minuti. Quindi, spero che possiate trovarli gradevoli. Sono sicuro che saranno indimenticabili.

Tsuda: Gli spettatori sapranno che abbiamo preso sul serio “Planetarian” dal modo in cui descriviamo l’anime. Abbiamo preso con cura “mondo planetario” anche dall’originale. Ciò significa che i fan del gioco possono provare ciò che ricordano del gioco. Mi piacerebbe vedere il pubblico parlare di “Planetarian” dopo aver visto la versione online. Quindi, sarebbe bello se decidessero di vederne la versione cinematografica. Penso di andare a vederlo di nascosto insieme a tutti… quindi guardiamolo insieme!! (lol) Spero di vedervi lì! Grazie a tutti.

I 40 anni di “Conan, il ragazzo del futuro”

Andrea Fontana, Fumettologica, 4 aprile 2018

Per una strana coincidenza temporale, ad aprile 2018 cadono due compleanni fondamentali per l’animazione giapponese e non solo: i 40 anni di Conan il ragazzo del futuro (Mirai Shonen Conan) e i 30 di Il mio vicino Totoro (Tonari no Totoro) – di cui parleremo in un articolo a parte – entrambi considerati tra le vette dell’opera di Hayao Miyazaki.Moltissimi conoscono il regista per il suo lavoro allo Studio Ghibli, in cui ha potuto esprimere il meglio del suo essere autore e animatore, attraverso una carriera straordinaria e sempre più sorprendente. In pochi conoscono il lavoro fondamentale del Miyazaki pre-Ghibli. Miyazaki inizia la sua carriera nel 1963 alla Tōei Animation, lo studio di animazione che per primo ha contribuito a dar corpo a una specifica identità dei cosiddetti anime. L’esperienza alla Tōei gli permette di ricoprire molti ruoli, prevalentemente “artigianali”, dimostrando a tutti il suo valore. Dalla Tōei passa poi alla A Production, seguendo uno dei suoi maestri, Yasuo Ōtsuka. Nel 1973 inizia a collaborare con la Zuiyo Pictures, che diverrà presto Nippon Animation. In questo periodo contribuisce in maniera fondamentale al progetto World Masterpiece Theatre, che si pone l’obiettivo di realizzare serie animate tratte dai capolavori della letteratura per ragazzi. Nel 1978 Miyazaki ha un’esperienza ormai decennale, ha ricoperto tutti i ruoli tipici dell’animatore, il suo nome è praticamente sulla bocca di tutti, complice il suo perfezionismo, il suo virtuosismo e la capacità di proporsi anche in veste di autore consigliando colleghi con ben più esperienza di lui. Per questo motivo la televisione statale, la NHK (acronimo di Nippon Hōsō Kyōkai), che fino a questo momento non ha mai dedicato molta attenzione all’animazione, decide di affidargli una serie che celebri il suo venticinquesimo anniversario.
Molto liberamente ispirato al romanzo The Incredible Tide di Alexander Key, Conan il ragazzo del futuro racconta di un mondo post-apocalittico in cui un ragazzo, il Conan del titolo, si innamora di Lana, la nipote di un importante scienziato. Insieme i due vivranno una serie di avventure che li porterà a combattere contro Repka, malvagio militare di Indastria che intende ripristinare quelle terribili armi che hanno contribuito alla totale distruzione del pianeta. Sono passati quarant’anni dalla prima messa in onda di questa serie composta da 26 episodi eppure, ancora oggi, non se ne riconosce a dovere l’importanza storica. Un’importanza che viaggia su due binari paralleli ma in qualche modo connessi: uno ha a che fare con l’opera di Miyazaki in particolare e dello Studio Ghibli in generale; l’altra con gli effetti che questa serie ha avuto su un’intera generazione. Conan il ragazzo del futuro può essere considerato una sorta di rivendicazione. Nel 1968 un gruppo di artisti, animatori e professionisti del settore, giovani con l’intenzione di cambiare e definire il futuro degli anime, realizza La grande avventura del principe Valiant (Taiyō no ōji – Horusu no daiboken), un lungometraggio animato che per cura dei dettagli, tipologia di messa in scena, approccio narrativo rappresenta una vera e propria svolta. Quando esce è un fallimento totale, ma contiene i germi che convoglieranno nella formazione autoriale di importanti personalità come Isao Takahata, che ne è regista, e Hayao Miyazaki, che contribuisce alle animazioni.
Conan, in termini puramente ideologici, ne è una sorta di riproposizione. Questa serie e Anna dai capelli rossi (Akage no An), che andrà in onda l’anno successivo e sarà diretta e curata da Takahata (ancora con il contributo di Miyazaki), sono due facce dello stesso manifesto poetico che, qualche anno dopo, sarà alla base della nascita dello Studio Ghibli. Pensatela così: quando si guardano film come Il mio vicino Totoro, Una tomba per le lucciole, Porco Rosso, Pioggia di ricordi, Princess Mononoke, La città incantata, Si alza il vento e La storia della principessa splendente non si possono non considerare le due suddette opere come l’inizio di tutto, il seme da cui tutto è germogliato. Conan il ragazzo del futuro, pur rappresentando l’esordio di Miyazaki alla regia, svela già un autore maturo, capace di gestire i ritmi con impressionante capacità, in grado di far confluire nella sua storia componenti di riflessione socio-politica insieme a elementi poetici e altamente emozionali. La serie si struttura lungo la dicotomia rappresentata dalla coppia Conan-Lana, che sono una sorta di Adamo ed Eva da cui deve necessariamente ricominciare un mondo nuovo, una nuova società. Una società che deve abbandonare le logiche individualistiche che portano al militarismo, al desiderio assoluto di potere, alla sopraffazione tramite la forza. Una società che deve finalmente cominciare a rispettare il mondo inteso in senso panteistico: da qui deriva tutto quel pensiero ecologista intrinsecamente miyazakiano e che vede un rapporto tra Uomo e Natura di totale rispetto. Proprio come in Nausicaä della Valle del vento o Laputa – Castello nel cielo fino ad arrivare a Princess Mononoke e Si alza il vento. C’è l’amore di Miyazaki per il design tecnologico e, di conseguenza, per il volo, una passione che torna e ritorna costantemente. C’è il suo desiderio di raccontare una storia che nel suo essere universale porta con sé diversi piani di lettura, capaci di essere assorbiti dai più piccoli e dai più grandi. Rivedere oggi Conan il ragazzo del futuro significa rielaborare a ritroso tutta la produzione miyazakiana e capire che era già tutto lì, in quei ventisei episodi andati in onda in Giappone per la prima volta nel 1978. Questa densità di contenuti ma anche questa capacità di porsi come immaginario unico e rivoluzionario hanno avuto conseguenze inevitabili su un’intera generazione. Per questo motivo ho deciso di interpellare alcune personalità di spicco del fumetto italiano e non solo.
Il primo a cui ho chiesto come e perché Conan abbia avuto conseguenze sulla sua opera è qualcuno che ben nasconde questa influenza, salvo poi dimostrarla in altri modi e contesti: Ausonia, alias Francesco Ciampi (Pinocchio – La storia di un bambino, ABC):
Mirai Shōnen Konan resta la serie animata che più mi ha influenzato. Soprattutto per i suoi adorabili tempi morti e apparentemente ingiustificati per un racconto di fantascienza. L’episodio intitolato Un giorno a Hyarbor – Una giornata sull’isola riassume bene ciò che intendo dire. Si tratta di una serie in cui tutto è perfetto: dalla regia alla caratterizzazione dei personaggi, dai background dipinti all’animazione, passando per la palette cromatica e la colonna sonora. Un capolavoro. Se non lo avete mai visto, recuperatelo. Se lo avete visto da ragazzini, riguardatelo. È meglio di tanta roba uscita recentemente.Chi invece non ha mai nascosto la sua fascinazione per Conan è sicuramente Claudio Acciari (Meka Chan):
Conan il ragazzo del futuro è un cartone animato facile da identificare perché tra le serie giapponesi dell’epoca, a mio giudizio, rappresenta un originale connubio stilistico che mette d’accordo le morbide forme del design dei personaggi, l’armonia delle scelte cromatiche tipiche di serie come Heidi, Anna dai capelli rossi, Tommy, Peline, Belle e Sebastien (per fare alcuni esempi) con scenari apocalittici che, sino a quel momento, erano prerogativa delle serie fantascientifiche firmate da Go Nagai o Leiji Matsumoto. A far pendere il tutto nell’emisfero di ‘prodotto solare’ ci pensa la splendida sigla italiana cantata da Georgia Lepore con la sua dolcissima voce. Mi è difficile pormi da addetto ai lavori dinnanzi a un’opera simile perché il coefficiente artistico va dritto al cuore, è fatto per solleticare la sfera emotiva dello spettatore, un vero e proprio documento che testimonia il livello di libertà espressiva circoscritta agli anni Settanta, non ancora inquinati da asfissianti… ‘illogiche’ di mercato. Mi tornano alla mente scene oggi improponibili dal punto di vista registico come quella in cui Gimsey fuma i “Taba Taba”, o quella in cui lui e Conan vengono sculacciati con un’asse di legno sul Barracuda o quelle che mostrano un dottor Raoh piuttosto manesco anche nei confronti di Lana, tutti atteggiamenti che, nelle produzioni animate moderne, sarebbero attribuiti ai “cattivi” della storia. Miyazaki, invece, ci dimostra che ogni cosa, se contestualizzata secondo un sapiente criterio e regolata da genuine intenzioni, non ci impedisce, in ambito narrativo, di distinguere ciò che è bene da ciò che è male. Quel che mi colpì durante la prima messa in onda in Italia, nel 1982, fu il contrasto tra lo stile di vita di piccole comunità fatte di artigiani, fabbri, contadini e pescatori che organizzavano il quotidiano in sintonia con quello che il territorio offriva loro, nel rispetto della natura, e il dispotismo di un apparato tutto terrestre, geograficamente distante ma capace di guastare la festa in ogni momento a chi aveva imparato una lezione dagli errori del passato. L’Isola Perduta, forse, rappresenta metaforicamente un punto di partenza dal quale può nascere una Hyarbor o proliferare una Indastria. Ed è proprio nella Torre del Sole di quest’ultima che è ambientata una profetica sequenza che mi fa porre un interrogativo su quale fosse la percezione, negli anni in cui è stata fatta la serie, della realtà virtuale, presentata come un perverso tentativo di generare mere illusioni nella loro accezione più negativa, perché i giovani protagonisti reagiscono con terrore quando l’ologramma di un bimbo sorridente che gioca a palla trapassa il corpo di Lana. Il dottor Raoh si scusa per aver mostrato qualcosa di così spaventoso ai ragazzi, ma era necessario per metterli al corrente di un pericolo, per fortuna sventato.Fabio Ramiro Rossin, illustratore, animatore e fumettista (Feuilleton) è un altro autore per il quale l’influenza di Conan è stata essenziale:
Era l’estate del 1987, forse quella dopo, io avevo cinque anni, forse uno in meno. La canicola seccava l’erba, e il sole rovente mandava a fuoco le 500 parcheggiate. I miei avevano divorziato qualche anno prima, e in attesa della sentenza di affidamento, io passavo le estati in esilio dai nonni, nel casolare color menta poggiato sul pendio di una collina, tra noccioli, olivi e sterpi. Andare a caccia di lucertole significava acchiappare una insolazione, il bambino più vicino con cui giocare era distante chilometri; la meno peggio, era stare all’ombra di quel tetto in amianto. Manco a dirlo, disegnavo tutto il giorno, imparavo a leggere con l’Uomo Ragno e guardavo un sacco di schifezze in televisione, avevo talmente poco da fare che, a tutt’oggi, è il periodo di cui ricordo più dettagli. Era metà mattinata, quando il televisore acceso per caso trasmise quella che sembrava la sigla finale di un cartone disegnato a matita: un cielo giallo come l’estate, un campo di erba alta solcato da un sentiero, una fila di imponenti alberi scorreva di fianco e scompariva alle mie spalle. Mi sembrava di essere stato trascinato in prati in cui non potevo correre. Il giorno successivo, sintonizzai il tv color su quel canale, in attesa di vedere quello che ci sarebbe stato prima. E prima, c’erano dei telefilm a tema mare, tipo il delfino Flipper, o quello della famiglia di biologi che vive in un sommergibile e parla coi delfini, insomma, un botto di delfini. Poi, una musica inquietantemente spensierata, immagini rugginose di città futuribile, dilaniata da terremoti, sommersa da onde gigantesche, bombardata da flotte di aerei da guerra. Di sicuro era un cartone animato, e restai in attesa; dopo tutti quei cetacei mi sarei guardato pure il telegiornale. Fino alla fine, non riconobbi alcun nesso con quello che mi aveva ipnotizzato il giorno prima; non un disegno a matita, di campi nessuna traccia, bensì un sacco di aeroplani, una città mezza miniera mezza fabbrica, due ragazzini che cercano disperatamente di scappare da un mondo di adulti che vorrebbero imporre con l’autorità la loro legge, quella del più forte. Il primo episodio che vidi fu quello in cui Conan si arrampica sul torrione per salvare Lana, la grondaia cede al peso di entrambi, e Conan, stringendo a sé Lana, plana, o meglio precipita, atterrando in piedi. Il dolore zigzaga dalla punta dei piedi fino a drizzargli i capelli, ma Conan stringe la mano di Lana, e riprende la fuga con le gambe a squadro. Da qualche parte, mio padre ha conservato il quaderno su cui tentai di ridisegnare la scena dell’atterraggio. Tornai in città e Conan sparì dall’etere per diversi anni. Di tempo ne è passato parecchio, e forse ho visto questo cartone troppe volte per essere davvero sicuro di quello che pensai in quel primo istante. Ricordo però che, se allora lo scenario raccontato non mi era sembrato plausibile, in qualche modo tremendo, avevo vissuto come reali gli ossessivi e brutali tentativi di spezzare un legame casuale ma predestinato, voluto, e con quella volontà protetto. Col tempo ho capito che Miyazaki era arrivato al momento giusto: stavo iniziando a costruirmi corazze di cinismo per sopravvivere all’incoscienza dei grandi, quando la fiducia spontanea con cui Conan e Lana affrontano la fine del mondo, mi è parsa più giusta del vero. Coi suoi piedi prensili e la sua dedizione al sacrificio, Conan mi aveva fatto superare il pudore infantile che non fa vedere il limite oltre il quale una persona adulta non dovrebbe spingersi; che si riceve ciò che si dà, che non esiste limite all’impegno, che l’empatia è la vera rivoluzione, e che il vero sovversivo non è chi combatte un nemico, ma chi resta fedele a se stesso. Mi aveva in qualche modo fatto capire che le onde, dopo aver tolto, prima o poi restituiscono. Con l’ultimo autore gioco in casa. Manuele Fior ha scritto nel mio (e di Enrico Azzano) libro, Studio Ghibli. L’animazione utopica e meravigliosa di Miyazaki e Takahata (Bietti Edizioni, 2017) e ogni volta che ci vediamo finiamo a parlare di Miyazaki e di Conan in particolare:
Conan il ragazzo del futuro fa parte della seconda ondata di animazione giapponese che si è infranta sugli schermi della televisione italiana agli inizi degli anni Ottanta, dopo quella di Mazinga e Capitan Harlock, per capirsi. Finita l’orgia di raggi neutroni e alabarde spaziali, ai nostri occhi di bambini si apriva una narrazione più raffinata, meno ritmata dal clangore metallico delle mazzate tra robot e psicologicamente più matura. Per un bambino di dieci anni come me all’epoca, guardare Conan voleva dire immedesimarsi istantaneamente nell’eroe e innamorarsi di Lana di un primo amore romantico, esattamente nella maniera in cui più tardi mi sarei immedesimato in Ataru e avrei desiderato sessualmente Lamù (e anche Shinobu). Spesso con la borsa dell’acqua sopra la testa e il termometro sotto il braccio, seguivo i miei eroi per mare e per terra, sognare il loro ricongiungimento e poi, una volta avvenuto, ripartire alla volta del viaggio di ritorno, attraverso il più bel paesaggio post-atomico visto in un cartone animato. A bordo di navi corazzate, scialuppe metalliche, idrovolanti, oggetti volanti monoposto e quell’indimenticabile fortezza volante con le ali larghe come un’autostrada, ho condiviso con loro l’odissea dell’eroe, ho alimentato le stesse nostalgie e esercitato sotto le coperte quei poteri mentali che mi avrebbero ricongiunto alla mia Lana, che ancora non conoscevo ma che sapevo in quel momento captarmi telepaticamente. Se mi chiedete che tipo di fumetto vorrei realizzare oggi, a 42 anni, che storia vorrei raccontare, vi risponderei una che contenga gli stessi ingredienti di Conan. Telepatia, futuro, viaggio, azione. Anzi, ora che ci penso Celestia parlerà più o meno di tutto questo, ma io non sono più Conan e Dora non è Lana.

 

Kantai Collection: Kancolle the Movie

È passato esattamente un anno dall’inizio di questo progetto, inizialmente non pensavamo fosse possibile arrivare fino ad oggi eppure eccoci quì, ancora a lavorare tutti insieme e a mandare avanti questa nostra piccola ma grande famiglia chiamata Komorebi-Fansub, abbiamo iniziato con non pochi problemi però abbiamo continuato cercando sempre di migliorarci e di fare il possibile per l’utenza e tutto questo ci spingeva a continuare. Detto questo per ringraziare tutti gli utenti che ci hanno seguito fino ad ora ed anche quelli a venire eccovi rilasciato KanColle: The Movie, ed in più apriamo una nuova sezione del sito inerente ai temi per chrome, la quale verrà aggiornata man mano che usciranno nuovi anime o verranno richiesti dalla stessa utenza.

Titolo: Kantai Collection: KanColle the Movie
Data: Pubblicato sub 19/01/2018
Durata: 93 min
Fansub: Komorebi
Genere: Azione, Combattimento, Gioco, Guerra
Trama: Film d’animazione ispirato al browser game Kantai Collection.

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P.S. Alcuni adattamenti o termini usati nel film sono stati mantenuti o meno tenendo conto della precedente serie e di conseguenza dei termini più o meno apprezzati dai fan.

Yojo Senki: Saga di Tanya il Diavolo – Egoismo contro narcisismo. Chi vincerà?

Recensione dell’anime Yojo Senki: Saga di Tanya il Diavolo di Pitucho del 4 aprile 2017 – Anime-kunIl cattivo sei tu, io, lui, lei, tutti! Non fate gli innocentini! Amate questi anime in cui un personaggio malvagio fa ogni genere di cose, le meno comuni e più esecrabili, per raggiungere i suoi scopi. Non importa se è “buono” o “cattivo”, da quando s’impone, tutti sono contenti. Di cosa sto parlando? Youjo Senki adattato dallo studio che fa i primi passi, chiamato NuT, e ripreso da un romanzo scritto da Carlo Zen. E no, non si tratta dell’ammiraglio veneziano dei secoli XIV e XV, ma di un nostro contemporaneo. Attenzione, comunque, il nome dell’autore non mi sembra, se giudico l’anime, essere prodotto del caso. Ma di cosa si sta parlando? Una ragazza di nome Tanya che fa carriera nell’esercito. Cerca di arrampicarsi ai vertici per vivere in posti confortevoli, lontano dai pericoli del fronte. Il mondo in cui vive è scosso da una guerra che corrisponde vagamente alla Prima guerra mondiale. È un mondo fantastico e non ucronico, anche se la storia sembra divertirsi con nomi e riferimenti che ci mettono la pulce nell’orecchio. Non c’era niente del genere vedendo evoluire battaglie aeree con fucili magici. Non siamo assolutamente nello stesso contesto dopo questa osservazione, ma tutto ciò può essere molto bello. Ma non finisce qui! Se fosse solo questo, niente di nuovo. La ragazza è in realtà la reincarnazione di un impiegato giapponese! Sì, nientemeno. Un impiegato da ufficio, che si divertiva a licenziare altri dipendenti fino al giorno in cui una delle sue vittime lo spinse sotto il treno della metropolitana. Indovinate il resto. Da quel momento in poi, una strana entità, proclamandosi l’Onnipotente, gli appare e lo rimprovera per la sua mancanza di fede in Dio. Peggio di San Tommaso, non crede nemmeno a ciò che vede, e viene quindi lasciato in questo mondo sotto la nuova identità di Tanya Degurechaff.
La storia evolve attorno questo confronto. Da un lato, abbiamo l’umano che fa di tutto per rimanere in vita e avere successo, anche schiacciando e sacrificando gli altri mentre cerca di mantenere, ipocritamente, una buona immagine. Dall’altra parte, abbiamo un’entità misteriosa che è l’inquisitrice sulla fede degli uomini sulla sua stessa esistenza, che vale un premio nel mostrare così tanto narcisismo. Bravo, che coppia abbiamo qui! Dio contro il Diavolo direi, anche se entrambi sembrano il Male anche a me. O X contro il Diavolo, se sei ateo come Tanya. Scegliete il vostro campo, soldati! Ma sì, vedo che alcuni arrivano coi loro argomenti in gran fretta. Come ho fatto a guardare ciò che sembra una truffa a miglia di distanza? Per quanto l’illustri come una battuta di pesca, dandovi a prima vista ragione. La scommessa di Youjo Senki è catturarci come pesci all’amo giocando sulle caratteristiche della protagonista. Niente da mostrare in primo piano su un poster, l’espressione seria di una ragazza preadolescenziale, con gli occhi penetranti, è sufficiente ad attirare l’attenzione di un pesce affamato. Aggiungete poi nella storia altrettanto disturbata la personalità della ragazza che suscita l’irresistibile desiderio di dare un’occhiata… Solo per vedere qualcosa! Non si può mai sapere…
Così, con occhi stravolti si ha il coraggio di guardare con colpevole intento il primo episodio. Di fronte a un personaggio improbabile, ne beviamo le parole, osserviamo ciascuno dei suoi gesti e ci chiediamo costantemente perché e come. Concludendo tutto e dandoci soddisfazione, il gioco si basa sul momento fatidico in cui ci diletteremo nel vedere il sorriso malvagio apparirgli sul volto. Ciò è particolarmente apprezzato dal fatto che la personalità disturbata contrasta con l’aspetto adorabile da bambina, lasciando poi spazio all’aspetto demoniaco. E dannazione, funziona! Il pesce abbocca, viene preso, il pescatore lo tiene fermo e poi tira la lenza. Inoltre, nei seguenti episodi, il pesce vivrà quindi il brutto momento di testimoniare l’attitudine esecrabile del personaggio! Dei suoi atti sadici!! Dei suoi vili pensieri egoistici!!! Delle sue deformità facciali così benvenute!!!! Quest’ultimo è così ben illustrato dal pezzo finale di Youjo Senki. Che deliziosa! Il pesce vuole sempre di più. Prigioniero del destino disastroso, perde forza mentre pregusta ciò che crede essere la sua preda e si lascia trascinare fuori dall’acqua rendendosi conto troppo tardi di non essere il predatore. Mi hai preso NuT. Basta, andiamo!
Esagero forse le parole ma beh tutti sanno, da quando elogiai Cross Angel, che sono un personaggio terribile, che passa il tempo a guardare anime classificati H,in una stanza buia, con migliore compagno una scatola di Kleenex. È impossibile per una mente perversa come la mia pensare diversamente. Ad ogni modo, anche se le menti esperte sorridono a ciò che sembra l’ennesimo tentativo di derubarci, mi taglierò la mano se non sia, di gran lunga, l’unico ad esserne vittima. Quindi, non vergognatevi poveri diavoli! D’altra parte, è necessario chiarire il fatto che vi permetto di credere che Youjo Senki sia una brutta serie che prende in giro il mondo mentre la verità è un po’ diversa. È una serie gradevole. Lei certamente se ne frega dei vostri commenti, ma è comunque una serie piuttosto buona e potrebbe non essere come immaginate. Almeno, l’idea che mi sono fatto che riguarda solo me. Quindi, siate gentili, salvate le casse del giovane studio. L’ha fatto per questo. Cosa? Mi sono venduto? Nient’affatto, per niente.
Aspettate che vi attacco adesso. Credete veramente che il personaggio sia disturbato? O io? Non farete mai una frittata senza rompere le uova. Centra il punto qui e la, e non per la qualità della storia, perché qui si nota, ma per la nostra stima. La mia interpretazione vede un punto interessante nascondersi dietro questa personalità squilibrata. Non la vedo come semplice desiderio di mostrarci un concentrato di egoismo perché si esaurirà molto rapidamente. Vedo anche il desiderio di renderci consapevoli della realtà del suo comportamento ed è il genio dell’autore piuttosto che lo studio che fa girare la ruota. Il tratto esagerato della sua personalità è in effetti piuttosto rappresentativo della società. Le conversazioni che il personaggio ha con gli altri sono paragonabili a situazioni reali. Quelli coi suoi superiori gerarchici lo sono ancora di più, agendo in modo tale che il successo professionale le arrida. Più che un personaggio mostruoso, misura le parole e le azioni per fare carriera, proprio come tutti gli altri alla fine, come faremmo durante le interviste per il lavoro. Vi siete riconosciuti infami. Pertanto, le scelte dello script sullo sviluppo del personaggio generano due effetti. All’inizio, ci disgustano e allo stesso tempo ci divertono, mettendo in evidenza tutto ciò che è pessimo e detestabile in questo comportamento, grazie al fatto che ne vediamo la nuda personalità. Una seconda volta, finiamo per seguire in modo piatto e quasi disinteressato un atteggiamento che diventa banale e non più scioccante. In effetti, le scelte del personaggio nelle situazioni ci sembrano abbastanza evidenti e il tutto perde sapore. Ma confermano un’impressione inquietante per quanto riguarda le disgrazie della guerra.
Il contesto è ben trattato sulle questioni geopolitiche, con piccoli riferimenti alla dottrina della guerra giusta, attraverso regole e trattati sulla guerra evocati dai personaggi. Ritornando sulla trama iniziale, si utilizza il conflitto su vasta scala per contenere lo scontro tra Tanya e l’entità. Ma allo stesso tempo, le molte battaglie e operazioni condotte da Tanya e dalla sua squadra fanno semplicemente parte di un filo rosso ben identificato: vincere la guerra. Ebbene sì, siamo qui per parlarne. Sembrando più utile come sfondo di un anime in cui la storia ci viene venduta con l’effige di Tanya, questo passo diventa più intrigante e chiaro con l’avanzare degli episodi. Coinvolgendo riferimenti storici e tecnologici, la componente strategica per gli alti ufficiali si concentra sulle questioni postbelliche, vale a dire il futuro del continente tra le potenze e il suo equilibrio del terrore. Questo approccio narrativo arriva fino al punto di dare la misura davvero interessante alla fine, anche se alcuni punti, considerato lo stretto confronto con la nostra Storia, tendono ad essere ridicoli. Questo mi spinge ad incolpare l’autore di mancanza di immaginazione, o forse di troppo grande fascino per la storia per voler deviarne. Da un lato, è un peccato perché mantengo l’impressione di uno strano dominio tra finzione e realtà. D’altra parte, al contrario, usare uno o più periodi della storia senza realmente presupporre che la loro trasposizione nell’opera sia piuttosto intelligente da parte dell’autore.
La preoccupazione principale ruota intorno alla domanda su Dio, o X per gli atei, mi ha alquanto infastidito. Prima di contestualizzare, la Storia ha conosciuto le inquisizioni religiose richieste da uomini che affermavano di agire in virtù di una missione divina. Sì, ma qui è Dio che è l’inquisitore e persino il boia. Da cui mi chiedo se il mondo degli uomini non sia marcio perché Dio è anche marcio. Non dimentichiamo, se si crede alle Sacre Scritture, che gli uomini sono stati creati a immagine di Dio. Come può un essere perfetto creare esseri imperfetti? Non ha senso! Sì, chi ha detto che Dio è necessariamente buono o perfetto? Quindi, in questo anime, ciò che rende ancora meno sensato è presentare uno scontro tra un creatore apparentemente onnipotente, creatore di alfa e omega, e un mortale. Logicamente, la lotta è persa in anticipo. Anzi, gli si concede il corpo che vuole e le capacità che desidera. Non c’è niente che gli impedisca di opporsi a Tanya il giorno in cui si stancherà di giocare al gatto e topo. L’interesse si baserà poi su come Tanya perderà. Solo che partiamo dal presupposto che esista proprio Dio, contrariamente a ciò che crede Tanya, che alla fine dà del senso questa storia. In breve, ammettiamo ciò che vogliamo e mettiamo da parte la logica. Avete capito, non sapevo dove sbattere la testa e il lento progresso dell’anime in una dozzina di episodi non risponderà a questa domanda. Ecco perché leggere i romanzi o aspettare l’uscita della seconda stagione che sembra possibile. Quello che ricordo è che questo piccolo gioco è per Dio, o X, null’altro che una partita a scacchi in cui ha tutti i pezzi principali contro pedine che si credono potenti. Dio, o X, è un bastardo, niente di più, niente di meno, chi s’incazza e si diverte a torturare un essere come lei, lasciandole credere di avere una possibilità in questa guerra. E usa il mondo per ciò. Quindi più che una guerra tra Dio o X e Tanya, è una guerra tra il mondo e Tanya. Qualunque cosa sia, io vi parteggio. Sono un bravo fesso… eh.

La Saga di Tanya il Diavolo avrà come sequel un Film

ANN 07/01/2018

Il numero di febbraio della rivista Newtype di Kadokawa riporta che il prossimo film anime basato sulla serie di romanzi Saga del Diavolo (Yojo Senki) di Carlo Zen e Shinabu Shinotsuki sarà un’opera nuova di zecca (al contrario della compilation o del riepilogo). Inoltre, il regista Yutaka Uemura ha dichiarato alla rivista che il nuovo film seguirà gli eventi dell’anime televisivo, notando che il film dipingerà il cambiamento nel rapporto tra Tanya e i vertici militari, così come con le sue truppe. Uemura ha anche notato che inizialmente non c’erano piani per realizzare un film dopo che la serie era finita, ma il film riceveva il via libero grazie al supporto dei fan, aggiungendo che il film gli permetterà di concentrarsi soprattutto sulla colonna sonora per ottimizzarlo alla rappresentazione teatrale. Inoltre, ricordava di aver visto di recente Dunkerque di Christopher Nolan e che influenzerà sicuramente la realizzazione del film. A parte Uemura, la rivista indicava lo Studio di animazione NuT e le doppiatrici Aoi Yuki (Tanya Degurechaff) e Saori Hayami (“Visha”) ritornare sull’anime televisivo. L’account Twitter ufficiale dell’anime televisivo affermava che la replica del secondo episodio dell’anime avrà un “annuncio molto importante” l’8 gennaio, alle 24:30. L’anime televisivo fu presentato in anteprima a gennaio 2017. Crunchyroll trasmise in streaming la serie e Funimation trasmise la versione in inglese.
Carlo Zen e Shinobu Shinotsuki hanno lanciato la serie di romanzi nel 2013 e l’ottavo romanzo fu pubblicato lo scorso giugno. Il nono uscirà il 12 gennaio. L’adattamento manga di Chika Tojo viene serializzato nel mensile Comp Ace di Kadokawa e Kadokawa ha pubblicato il settimo volume nel novembre 2016.
Yen Press ha pubblicato sia il romanzo originale che l’adattamento manga e descrive la serie: “In alto, sopra le trincee imbevute di sangue e fango, una ragazza si contrappone ai maghi dell’esercito in cruciali duelli aerei con proiettili, incantesimi e baionette. Il suo nome è Tanya Degurechaff e lei è il Diavolo del Reno, uno dei più grandi soldati che l’Impero abbia mai visto! Ma nella sua mente vive un ex-impiegato spietato e calcolatore che godeva di una vita pacifica in Giappone fin quando non si risvegliò in un mondo dilaniato dalla guerra. Rinata come povera ragazza orfana senza nulla ma che ricorda la vita precedente, Tanya farà tutto il necessario per sopravvivere, anche se si ritrova dietro solo la canna del fucile!” Il 25 novembre fu lanciato il manga spin off gourmet intitolato Yojo Senki Shokudo di Kyiochi.

Il Re Goldrake

Mirco Delle Cese, tratto dal libro I miei anni ’80
Gli Anni ’80Vero pezzo forte del decennio sono i cartoni animati, soprattutto gli anime nipponici. L’apripista, il principe, il simbolo, il Re appunto di questo nuovo scenario è lui, Goldrake. La sua vita inizialmente, come tutte le novità, non fu facile, tutt’altro. Goldrake è stato un successo senza precedenti. Non era il primo anime giapponese a giungere in Italia. Nel maggio 1976, il Primo canale (l’attuale RAIUNO) aveva già trasmesso la coproduzione austro-tedesco-nipponica Vicky il Vichingo; e due mesi prima di Atlas-Ufo Robot era stato trasmesso sul Secondo canale (l’attuale RAIDUE), Heidi, tratto dal romanzo di Johanna Spyri e realizzato da Isao Takahata con la collaborazione del maestro Hayao Miyazaki. Ma Vicky e Heidi – soggetto e ambientazioni molto europei – non hanno avuto il risalto mediatico che invece ottenne il più rivoluzionario Goldrake. Innovativo, luminoso, futurista, fu una vera esplosione seduttiva che accumulava audience, in Italia e in Francia, dove sarebbe stato trasmesso qualche mese più tardi. Fra i giovani, ma non solo, esplose una vera Goldrake-mania: il merchandising e le sigle del programma salgono le classifiche di vendita attestandosi ai primi posti. Il Natale del ‘78 i genitori furono costretti a far carte false per assicurare ai figli giocattoli legati a Goldrake, la domanda superò ogni aspettativa.
I ragazzi si immedesimano nel protagonista Actarus (Duke Fleed), le ragazzine se ne innamoravano. C’era qualcosa di male in tutto questo?
La paura del nuovo e un successo mediatico mai visto prima scatenò le reazioni più diverse, opinionisti, sociologi, pedagoghi e giornalisti, pubblicavano articoli e studi che finivano per collegare Goldrake a tutte le nefandezze d’allora, dalla droga alle Brigate Rosse. È ormai noto l’intervento parlamentare di un indipendente di sinistra, Silverio Corvisieri, è lui a dar fuoco alle polveri dalle pagine de La Repubblica. Corvisieri era allora militante dell’estrema sinistra, deputato e membro della Commissione di Vigilanza Rai. L’articolo, infatti, si intitolava Un ministero per Goldrake, La Repubblica, 7 gennaio 1979. Corvisieri aveva sfogato la sua frustrazione per essere rimasto inascoltato in Commissione e alla Camera dai suoi colleghi, troppo occupati da altre questioni all’ordine del giorno in quell’inverno di piombo con le Brigate Rosse e la crisi del petrolio, questioni ben più cruciali. Le questioni sollevate da Corvisieri sono tutt’altro che peregrine, riguardano o dovrebbero riguardare in realtà tutta la tv di stato e quella generalista che stava per apparire sulla scena italiana: “Goldrake deve sempre affrontare qualche nemico spaziale estremamente malvagio […] Si celebra dai teleschermi, con molta efficacia spettacolare, l’orgia della violenza annientatrice, il culto della delega al grande combattente, la religione delle macchine elettroniche, il rifiuto viscerale del ‘diverso’. In quale modo un genitore può fronteggiare con i poveri mezzi delle sue parole la furia di Goldrake?” . Poteva essere un’esagerazione ma all’epoca mosse l’armata dei censori italiani, nel breve volgere di un anno riuscirono a sollevare un polverone.
Terminata il 6 gennaio 1980 la trasmissione di Goldrake, il 21 dello stesso mese è stata l’ammiraglia Rai Uno a trasmettere un nuovo cartone robotico, si tratta di Mazinga Z prototipo di tutte le serie robotiche e uno degli anime più amati in Giappone. La proiezione sul Primo canale scatenò le ire di un gruppo di genitori di Imola che nell’aprile 1980, lanciarono una vera e propria crociata. Ai benpensanti puristi faceva eco la stampa nazionale, principalmente (ma non solo) di sinistra, (ad eccezione di Lotta Continua che titola «Bambini tenete duro che arriva Goldrake contro i genitori babbalei»). Il Resto del Carlino affermava: “Topolino è una lettura sana ma Goldrake è il Diavolo”; l’Unità del 13 aprile replicava: “Goldrake contro i bambini?” e Oggi getta benzina sula fuoco: “Questo Mazinga robotizza i nostri ragazzi”. L’apparente suddivisione elementare fra buoni e cattivi fu equivocata per ‘paura del diverso’ e ‘razzismo’, ignorando che in Goldrake, come in tutti i Manga e gli anime giapponesi, c’è una visione adulta, complessa, tormentata, il fumetto eil cartone animato non sono pensati per il bambino ma per un pubblico molto vasto che parte dall’infanzia e arriva all’età adulta.
Nel 1980 Gianni Rodari, il grande scrittore per bambini (e non solo), difese a spada tratta Goldrake: “Bisognerebbe vedere oggettivamente, liberandoci dai nostri pregiudizi personali, che cos’è per un bambino l’esperienza di Goldrake […] Bisognerebbe chiedersi il perché del loro successo, studiare un sistema di domande da rivolgere ai bambini per sapere le loro opinioni vere, non per suggerire loro delle opinioni, dato che noi spesso facciamo delle inchieste per suggerire ai bambini le nostre risposte […] Invece di polemizzare con Goldrake, cerchiamo di far parlare i bambini di Goldrake, questa specie di Ercole moderno”. Lo scrittore aveva colto nel segno e con queste parole taglia la testa al toro, con Rodari si schierarono Oreste del Buono, Nicoletta Artom e pochi altri. Le parole autorevoli del premio Andersen non impedirono che diverse censure colpissero gli eroi dopo un decennio d’oro: la prima fu imposta dalle associazioni genitori a Rai e Fininvest. L’altra nel 1990 con la legge Mammì che tra le altre cose vietava la pubblicità nei cartoni animati. Le serie giapponesi economicamente non convenienti, furono sostituite dai telefilm adolescenziali made in Usa. Il vento cambiò solo a metà anni ‘90, quando i bambini del 1979, cresciuti e con qualche soldo in tasca, riuscirono lentamente a imporre al mercato di nuovo i propri gusti.
Quello che non ebbero da piccoli lo ottennero da grandi come consumatori, e non è chiaro quale delle due modalità sia migliore; essere fruitori bambini di programmi dai contenuti complessi o adulti consumatori sedotti da marketing vintage e pubblicità aggressive? Forse più che demistificare sarebbe bastato contestualizzare. I bambini sono tutt’altro che infantili, è figlio di un vecchio pregiudizio che parte da lontano, dall’illuminismo di Rosseau, il vedere nel bambino un individuo con ‘limitatè capacità da proteggere contro stimoli complessi o troppo emotivi. É la visione adultocentrica della pedagogia che ha dominato per decenni, ci vorrà il vento di Pippi Calzelunghe e La storia Infinita per sdoganare la visione moralista della letteratura per l’infanzia. In pratica la censura che prima colpiva le opere letterarie per ‘l’infanzia’ ora colpisce i ‘programmi televisivi per l’infanzia’, al censore di professione non scade mai il mandato.

 

I film Top Ten del Giappone

180.189.000 biglietti venduti per 610 film di produzione nazionale
ANN

a17699-3837478089-1444013879L’Associazione dei produttori cinematografici del Giappone (MPPAJ o Eiren) ha pubblicato le statistiche dei botteghini giapponesi del 2016. Le statistiche riguardano i film proiettati da novembre 2015 al novembre 2016. Il totale lordo dell’anno è 235.508.000.000 di yen (circa 2,07 miliardi di dollari), con un incremento dell’8,5% rispetto allo scorso anno, un record per il Giappone. Il totale di biglietti venduti è 180.189.000, con un incremento dell’8,1% rispetto allo scorso anno. Ciò equivale a una media di 1,42 biglietti a persona. I film nazionali hanno incassato 148.680.000.000 di yen (circa 1,3 miliardi di dollari), un aumento del 23,5% rispetto allo scorso anno. I film stranieri 86,9 miliardi (circa 764 milioni di dollari), un decremento del 10,2% rispetto allo scorso anno. I film stranieri hanno contribuito per il 36,9% negli incassi complessivi al botteghino, rispetto al 44,6% dello scorso anno.
610 film nazionali proiettati in Giappone, rispetto ai 581 dello scorso anno. 42 di questi film hanno incassato più di 1 miliardo di yen (circa 8.790.000 di dollari), un incremento rispetto ai 39 dello scorso anno. I 42 film hanno incassato in totale 116,7 miliardi di yen (circa 1,02 miliardi di dollari). 11 di questi erano film anime, con un decremento rispetto allo scorso anno, quando erano 13. I film anime hanno incassato in totale di 55,3 miliardi di yen (circa 486 milioni di dollari), il 47% del totale dei film nazionali. Il Tuo Mome di Makoto Shinkai è il film anime che ha guadagnato 23,56 miliardi di yen (circa 207 milioni di dollari).
I film anime degni di nota che appaiono nella top ten dei maggiori incassi dell’anno sono Kizumonogatari Parte 1: Tekketsu e Kizumonogatari Parte 2: Nekketsu, che insieme hanno incassato un totale di 1,5 miliardi di yen (circa 13.190.000 di dollari), così come Eiga Mah? Tsukai Precure! Kiseki no Henshin! Cure Mofurun! e Eiga Precure All Stars: Minna de Utau Kiseki no Maho!, che in totale hanno incassato 1 miliardo di yen (circa 8.790.000 di dollari). King of the Prims di PrettyRhythm ha incassato 700.000.000 di yen (circa 6,15 milioni di dollari).
539 film stranieri sono stati proiettati in Giappone, rispetto ai 555 dello scorso anno. 19 di questi film hanno incassato più di 1 miliardo di yen. Quattro erano film d’animazione, pari al 33% del totale incassato da questi 19 film. Il primo film straniero è stato Star Wars: Il Risveglio della Forza, seguito da Zootopia, Alla ricerca di Dory e Pets, vita da animali.
Il numero totale di schermi cinematografici in Giappone era 3472, più 35 rispetto allo scorso anno. Il prezzo medio dei biglietti era di 1307 yen (circa 9 euro) leggermente meno dei 1303 dell’anno scorso.a18589-2199325002-1468635976Fonte: Animation Business Journal

22 incredibili Film Anime non prodotti da Studio Ghibli

Just Milo, Goboiano 6 ottobre 2016

Trovare un film anime appropriato può essere difficile una volta usciti dal regno dello Studio Ghibli, altrimenti noto come Disney degli anime. Vi sono molti grandi anime film, ma se fate vedere Akira o Jin-Roh a dei bambini, nel migliore dei casi non saprebbero cosa succede e nel peggiore ne sarebbero segnati per tutta la vita. Allo stesso modo, molti film anime si basano su programmi televisivi, portando molti ad essere confusi, perché perderebbero buona parte della trama. Così qui vi sono 23 grandi film anime non della Ghibli per tutti, vecchi e nuovi per il mondo anime. Non sono disposti in alcun ordine, naturalmente!

1. La ragazza che saltava nel tempo (Toki o Kakeru Shoujo)
Studio: Madhouse
Un film sui viaggi nel tempo e la maturazione, storia semplice ma molteplice, facile da apprezzare a tutti i livelli.girl-leapt-time-main2. Godfathers Tokyo
Studio: Madhouse
Un film non convenzionale sul Natale, dalla storia unica. Seguiamo tre personaggi senzatetto nel tentativo di riportare un bambino perduto ai genitori, finendo per affrontare i problemi personali da cui fuggono. Davvero un grande film che mostra l’umanità degli estranei.8a4fbb03b280f1526c6bd95e10ace3513. L’isola di Giovanni (Giovanni no Shima)
Studio: Production IG
Un film sul seconda dopoguerra diverso da Tomba per le lucciole e anche un po’ più felice. Due ragazzi giapponesi cercano di vivere e crescere nel Giappone sconfitto e sopravvivono in un mondo duro interagendo con le forze russe. I temi dell’accettazione fanno di questo film una grande lezione per tutti gli spettatori.giovanni_s_island-00044. Viaggio verso Agartha (Hoshi wo Ou Kodomo)
Studio: Comix Wave Films
Realizzato dal regista Makoto Shinkai, questa storia istruttiva affronta la perdita e la solitudine attraverso una ragazza di nome Asuna finita in un’avventura fantastica piena di mostri.children_who_chase5. Patema Inverted (Sakasama no Patema)
Studio: Purple Cow Studios Japan
Ambientata in una realtà alternativa in cui la metà dell’umanità subisce l’inversione della gravità e deve vivere nel sottosuolo, un ragazzo e una ragazza cercano di conoscere le differenze del passato trovando che le prospettive di vita sono diverse per ogni persona.56238555201405051419001499688949638_0016. Hotarubi no Morie
Studio: Brain’s Base
Questo cortometraggio è sull’amicizia e l’amore nella stranezza del soprannaturale. Si potrebbe piangere verso la fine.hotarubi-no-mori-e-i7. Colorful
Studio: Ascension
Una seconda possibilità è data a un’anima, per imparare a conoscere il valore della vita e correggere i propri errori in questo film semi-soprannaturale.colorful-_movie_-full-9373728. Piano no Mori
Studio: Madhouse
Piano no Mori parla dell’amicizia, in questo caso utilizzando la musica come tema centrale. I brani musicali sono divertenti e i diversi approcci dei personaggi alla vita saranno apprezzati da molti.piano_no_mori9. La terra promessa ai nostri primi giorni (Kumo no mukou, Yakusoku no Basho)
Studio: CoMix Wave Inc.
La storia di tre bambini dai loro sogni e di come l’amicizia trascende tempo ed obiettivi. L’umanesimo viene mescolato alla fantascienza, rendendolo piacevole per tutti.the-place-promised-in-our-early-days10. Summer Wars
Studio: Madhouse
Un film di grandi azione, atmosfera e tono, nonché dalla forte rappresentazione della forza della famiglia. Riunisce molti elementi in una storia coerente, dove ogni persona può apprezzarsi a suo modo.summer_wars_311. A Silent Voice (Koe no Katachi)
Studio: Kyoto Animation
Un ragazzo bulleggia una ragazza, costretta a trasferirsi dalla scuola, ma con una torsione ironica, il ragazzo diventa vittima di bullismo. E’ una lezione morale contro il bullismo, ma anche una storia commovente di redenzione.silent-voice-visual12. L’inno del Cuore (Kokoro ga Sakebitagatterunda)
Studio: A-1 Pictures
Una ragazza vive con un forte senso di colpa dopo aver lacerato la famiglia per ciò che ha detto. Così, vive senza poter parlare, ma deve affrontare la colpa, mentre affronta le difficoltà della amicizia e della maturità.the-anthem-of-the-heart-characte13. Chi lasciare? (Ushiro no Shoumen Daare)
Studio: Mushi Production
Il racconto di una ragazza che cerca il suo posto nella grande famiglia, mentre le attività giapponesi nella seconda guerra mondiale incidono sulla vita della gente comune. Una riflessione sulla guerra e i suoi effetti sulla società.1461347615-d480eb996a7caf17976e1aa13bd9958d14. I bambini lupo (Kodomo Ookami Ame to Yuki)
Studio: Madhouse, Studio Chizu
Nati da un amore segreto tra un umano e un lupo mannaro, due bambini devono crescere nascondendo la loro vera identità, cercando di vivere una vita normale. Il tema della ricerca dell’accettazione si svolge molto bene qui, qualcosa che la maggior parte delle persone potrà apprezzare.wolf-children-ame-and-yuki-anime-hana-and-the-kids15. Una lettera per Momo (Momoe no Tegami)
Studio: Production IG
Tratta della perdita di una persona cara, difficile a tutte le età, così il viaggio di Momo per conciliare i sensi di colpa è potente per grandi e piccini.momo16. Tamako Love Story
Studio: Kyoto Animation
Il liceo è un momento di crescita e maturazione. Due personaggi diversi per origine e obiettivi s’incontrano in questa storia totalizzante romanticismo, sogno e realtà.tamako17. 5 centimetri al secondo (Byousoku Go Centimetr)
Studio: CoMix Wave Inc.
La realtà è dura, ed è ciò che questa storia si propone di trasmettere. Un film sulla mondanità dell’amore, riflettendo sulla preziosità delle proprie azioni, così come la futilità nell’imprevedibile corso della vita.5cm18. Il ragazzo e la bestia (Bakemono no Ko)
Studio: Studio Chizu
Il valore del legame genitore-figlio è in prima linea in questa storia su un ragazzo abbandonato che trova un ruolo nel rispettato ma imperfetto combattente per un mondo diverso.boy_and_the_beast_2__large19. Un’estate con Coo (Kappa no Kuu to Natsuyasumi)
Studio: Shin-Ei Animation
Un mitico kappa viene adottato da una famiglia che deve far fronte a difficili passato e futuro. Il conflitto del kappa tra il desiderio per la propria specie e l’accettazione della nuova realtà è sorprendentemente umano e facilmente comprensibile.coo20. Hal
Studio: Wit Studio
In una società futuristica in cui i robot possono agire come esseri umani normali, un robot viene creato per prendere il posto del fidanzato di una ragazza, portando a un racconto d’amore che trascende l’identità.hal221. Compagni di classe (Doukyuusei)
Studio: A-1 Pictures
Due liceali molto diversi devono imparare a lavorare con gli altri nel festival scolastico. Imparano rispetto e amore e a capire come gestire i sentimenti in modo responsabile. Carattere BL.doukyuusei22. Il tuo nome (Kimi no na wa)
Studio: Comix Wave Films
Film anime del 2016 su un ragazzo e una ragazza dai sogni opposti e che attraverso un fenomeno di scambio dei corpi, imparano la realtà reciproca vivendo insieme.pemeran-kimi-no-nawa-karya-makoto-shinkai

A Silent Voice, un film anime da 1 miliardo di yen in 12 giorni

Il film ha venduto 775092 biglietti il 17-28 Settembre
ANN 29/09/2016a16661-2687411350-1468084265Il film anime della Kyoto Animation dal manga A Silent Voice (Koe no Katachi) di Yoshitoki Oima ha guadagnato oltre 1 miliardo di yen (circa 10 milioni di dollari) il 28 settembre, 12° giorno nei botteghini giapponesi. Il film ha venduto 775092 biglietti per 1018396150 yen (circa 10,034 milioni di dollari). Il film è andato in visione il 17 settembre su 120 schermi, classificandosi secondo ai botteghini del Giappone. Il film ha guadagnato 283000000 di yen (circa 2,8 milioni di dollari) e ha venduto 200000 biglietti nei primi due giorni. In confronto il film K-ON! della Kyoto Animation del 2011 incassò 316310000 yen nei primi due giorni su 137 schermi. A partire dal 1° ottobre chi vede il film riceveva una striscia di pellicola da 35 millimetri con quattro fotogrammi del film, fino ad esaurimento delle scorte.
Il cast del film vede:
Miyu Irino voce di Shoya Ishida
Saori Hayami voce di Shoko Nishimiya
Aoi Yuuki voce di Yuzuru Nishiya
Kensho Ono voce di Tomohiro Nagatsu
Yuki Kaneko voce di Naoka Ueno
Yui Ishikawa voce di Miyoko Sahara
Megumi Han voce di Miki Kawai
Toshiyuki Toyonaga voce di Toshi Mashibasa
Mayu Matsuoka voce di Shoya Ishida alle elementari
Oima ha disegnato un nuovo episodio del manga per gli spettatori, che appare nel “Libro speciale di Eiga ‘Koe no Katachi’“. Il manga non ritrae una storia dal manga originale, e non é presente nel film. Il manga segue la vita familiare di Shoko, dove madre e nonna appaiono nella storia.
Naoko Yamada (Tamako Market, Tamako Love Story, le due stagioni dell’anime e il film d’animazione K-ON!) ha diretto il film della Kyoto Animation. Reiko Yoshida (Non Non Biyori, K-ON!, Yowamushi Pedal) ha scritto la sceneggiatura, e Futoshi Nishiya (Free!, Hyouka, Nichijo) ha disegnato i personaggi dell’anime. Kensuke Ushio (Space Dandy, Ping Pong) ha composto la musica per la Pony Canyon. AIKO canta la colonna sonora del film e Shochiku lo distribuisce.
Crunchyroll descrive il manga:
Vorrei che non l’avessi mai incontrato. Vorrei che potessi incontrarlo ancora una volta. Un ragazzo può sentirlo, Shoya Ishida, e uno studentessa trasferita non può, Shoko Nishimiya. Un giorno fatidico i due s’incontrano, e Shoya sottopone Shoko in classe a bullismo. Ma poco dopo, la classe se la prende con Shoya. Anni dopo, Shoya sente fortemente di dover vedere Shoko ancora una volta”.

Fonte: Movie Collection via Yaraon!