Perché le serie anime attuali sono brevi?

Justin Sevakis, ANN 26 settembre 2016shirobako-episode-2-15Mathias chiede: “Guardando nei passati decenni, sembra che meno anime venissero prodotti, ma che durassero molto più a lungo, spesso oltre cinquanta o anche cento episodi. Cosa ha spinto i produttori passare al sistema attuale, per lo più a serie di dodici o ventiquattro episodi?

In realtà mi hanno fatto questa domanda un bel po’ di volte, e ho risposto anche secoli fa. A quanto pare deve essere stato tanto tempo fa, tanto che nessuno può trovarle, quindi suppongo che debba tornarci.
Il modo con cui si finanzia l’anime nei giorni delle serie TV notturne è molto diverso da quello di decenni fa. In generale, per produrre un anime TV sono necessari almeno quattro organizzazioni che si dividono i ruoli. Il primo pianifica (Kikaku), guidando la serie ed agendo da produttore. È necessario lo studio di animazione, ovviamente, di solito assunto dal pianificatore. C’è bisogno di una rete televisiva. E infine è necessario uno sponsor. Vi sono molte altre aziende necessarie, naturalmente, ma nell’essenziale, questi quattro costituiscono il nucleo della produzione. Prima del boom delle serie notturne, questi soggetti avevano ruoli abbastanza distinti. La società di progettazione decide cosa adattare (o creare) e cercato lo sponsor. Lo sponsor lo finanzia in cambio di product placement e spazi commerciali. Lo studio di animazione crea l’anime e quindi la rete televisiva lo trasmette. Per decenni fu così che il segmento TV del business degli anime funzionava. E quando si lavorava così, funzionava tutto molto bene. Se l’anime era un successo, avrebbe spinto le vendite dei giocattoli (gli sponsor erano molto spesso aziende di giocattoli). Finché vendevano, lo sponsor era contento e v’investiva, e sarebbero andati sempre avanti così. Questo si sarebbe ripetuto finché i giocattoli vendevano, o la società di progettazione finiva gli script da animare (cosa che avrebbe cercato di evitare il più a lungo possibile.) Molti anime venivano programmati con un numero determinato di episodi (spesso 26), ma molti venivano progettati per non avere scadenze.
shirobako-14-warring-jerks Il problema è che spesso le cose non andavano molto bene. Se un anime non aveva successo, veniva cancellato, alcuni sponsor erano più pazienti di altri cercando di vedere se avrebbe eventualmente avuto un pubblico. Alla fine, uno sponsor sarebbe giunto alla conclusione che stava sprecando soldi, decidendo di cancellare l’anime. Il problema è che l’animazione richiede tempo per la produzione, inevitabilmente, settimane e forse mesi di episodi venivano messi in produzione, e alcuni erano pronti o quasi. Chiudere la produzione di un anime è come cercare di frenare un treno merci, richiede tempo. Questo processo inevitabilmente fa perdere altro denaro sull’anime, un vero disastro, riducendo l’importo complessivo dei fondi per altri anime. Ma a meno che l’anime non fosse orrendo, era più sensato concludere gli episodi invece di gettarli via prima della conclusione. Sicuramente alcuni fan l’avrebbero comprato come home video. A volte questi episodi finali divenivano OAV dopo la fine. Ma lo sponsor non era comunque contento. Molte bombe gigantesche non terminavano sul serio che dopo ben oltre 30 episodi. Erano un mucchio di soldi sprecati. Inoltre, questo sistema funzionava bene con i prodotti per bambini, specialmente quelli che divenivano facilmente dei giocattoli, ma altri generi erano molto più rischiosi. Un dramma militare romantico per adulti non si presta granché a vendite commerciali, e in effetti si noterà che gli anime shoujo degli anni ’90 sono pieni di product placement davvero imbarazzanti. (Un’adolescente è molto attenta ai propri interessi, così è meglio scacciare la piccola astronave-giocattolo per bambini di 6 anni e tentare la fortuna!) Perciò si hanno molte più serie TV rivolte ai bambini di giorno. Altri generi tendono a diventare OAV semplicemente perché i creatori non hanno dovuto preoccuparsi di piazzarvi i prodotti dello sponsor. Gli home video in sé sono il prodotto!
In ogni caso, con un lento passaggio dai primi anni 2000, il mercato degli OVA e la maggior parte del mercato televisivo si unirono col sistema del “comitato di produzione”. Questo fu in gran parte dovuto alla necessità, dato che l’economia giapponese stagnava e quindi altro denaro dagli sponsor diventava difficile da trovare. Nel comitato di produzione, l’organizzazione della progettazione e della sponsorizzazione essenzialmente si fusero. Il comitato è un insieme di società con diversi e divergenti interessi (ad esempio, una società di giocattoli, un editore musicale, uno sviluppatore di videogiochi e una agenzia di talenti) che insieme mettono i soldi per creare l’anime. Quindi pagano le reti televisive per trasmettere l’anime nelle prime ore del mattino, visto come promozione per la vendita degli home video e qualsiasi altra merce ne venga fuori. Mentre la maggior parte della pianificazione è ancora opera di una singola azienda, l’intera commissione ha voce in capitolo nel contenuto dell’anime e in qualsiasi attività connessa alla proprietà. Per limitare i rischi delle aziende di questi comitati, ogni stagione prevede solo 11-13 episodi. Se l’anime è un successo, altre stagioni possono essere ordinate. Se l’anime falla, ciascun membro del comitato paga il costo di una sola stagione, spesso ripianato vendendo diritti internazionali (*), home video e qualsiasi merchandising che si possa piazzare.
Il sistema dei comitati di produzione può sempre fallire nei modi più strani e terribili (vi sono stati alcuni incidenti in cui il comitato si bloccava e letteralmente non faceva niente), ma il sistema ha resistito per oltre un decennio, ed ora è la prima scelta anche per anime che andrebbero benone con il sistema della sponsorizzazione. Vi è ancora una manciata di anime (per lo più per bambini e dalla lunga serie) che ancora operano in questo modo, ma se un anime va in onda in Giappone di notte è probabile che andrà di stagione in stagione, e potrete essere sicuri che un comitato di produzione governi la barca e che sia molto attento a non fare lo spendaccione per un’enorme numero di episodi, perché non si sa mai cosa si colpisca e con che bombe.shirobako-title

(*) mi è sempre sorto il dubbio che molte serie apparse in Italia fossero lo scarto della produzione giapponese. NdT

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