Oreigaru, la confusione della Gioventù

Quale uniforme posso indossare per nascondere il mio cuore pesante? E’ troppo pesante. E si mostrerà sempre.
Gendomike Anime Diet 27 giugno 2015

Jacques si sentì divenire sempre più cupo. Era ben consapevole che per vivere sulla terra un uomo deve seguire la corrente, e i sentimenti non vanno più mostrati.
Jean CocteauYahari-Ore-no-Seishun-Love-Comedy-wa-Machigatteiru_-Zoku-05-Large-23Siamo stati sottoposti negli ultimi anni ad una ondata di anime dai fuorvianti titoli adattati da light novel. Ciò va bene perché i titoli raramente promettono qualcosa di diverso dell’accondiscendente outing per amanti dei fan-service: Sakurasou no Pet na Kanojo, Dungeon ni Deai wo Motomeru no wa Machigatteiru Darou ka, Hentai Ouji to Warawanai Neko. Ognuno di questi anime s’è dimostrato essere meglio scritto e caratterizzato rispetto a ciò che i titoli suggeriscono, e forse può essere attribuito alla convergenza tra necessità del marketing e rigida adesione degli anime al desiderio dell’autore di raccontare tutto un altro tipo di storia. A volte si deve giocare la partita rompendo con le regole. Questo è il caso del forse più grande esempio di tutti, Yahari Ore no Seishun Love Comedy wa Machigatteiru (Proprio come pensavo, la commedia romantica della mia giovinezza è stato un errore), anche se pensandoci su, il titolo sarebbe più appropriato di quanto non sembri. Si tratta, dopo tutto, di un bel fallimento come commedia romantica, i suoi momenti migliori sono malinconici e seri, non comici. Inizia con un quasi-harem secondo i canoni, ma va molto oltre raccontando la storia di come un adolescente disadattato cerchi di attraversare il tumulto emotivo e la confusione adolescenziale in modi fin troppo reali. Reale in modo imperfetto, idealista ed auto-delirante; reale come fare errori quando si crede di agire al meglio. Il pubblico si aspetta un’allegra commedia harem, ma si arriva più vicino al Giovane Holden invece, un ricordo forse doloroso di come ci si avvicina alla maturità con i propri amici al seguito. L’Holden Caulfield al centro è Hachiman-Hikki con i suoi amici. Figura riconoscibile a qualsiasi furbo adolescente maschio auto-esiliatosi che si crede meno “falso”, meno conforme e più intelligente dei coetanei. Se il segno dell’infanzia è prendere tutto per oro colato, quello dell’adolescenza è vedere oltre la superficie e realizzare che non c’è più vita delle mere apparenze, congratulandosi con se stessi per l’intuizione come se fosse la più grande rivelazione nel mondo. Perciò, nella prima stagione, non accetta la gentilezza di Yui come autentica. Dev’essere carina con tutti, ragiona, o fa solo finta per educazione o per desiderio di farsi ben volere. Insomma, dev’essere falsa. Per dirla con Holden: “Questo è il guaio. Non è possibile trovare un posto che sia bello e tranquillo, perché non ce n’è. Si può pensare che ci sia, ma una volta arrivati, quando non fai attenzione, qualcuno s’insinua e ti scrive “Fottiti” proprio sotto il naso”. JD Salinger, Il Giovane Holden.
Yahari-Ore-no-Seishun-Love-Comedy-wa-Machigatteiru_-Zoku-08-Large-22-672x372 Questo è il pensiero che attraversa la testa di ogni adolescente quando lui o lei scopre quanto ingiusto e crudele può essere il mondo. Anche in modo minore, conseguente solo di quando si è adolescenti: poi si scopre che Hachiman è stato brutalmente respinto da alcune ragazze alle medie, che torna nella seconda stagione per schernirlo di nuovo e ricordargli il passato con imbarazzante sincerità. La lezione appresa era che non avrebbe più mostrato i propri sentimenti. Si sarebbe protetto con lo scudo del cinismo, anche se continua a vantarsi di “aiutare” gli altri nella propria strada attraverso il Club di supporto. Il Club di supporto è un’idea balzana della professoressa che, come il signor Antonini di Holden, cerca di ampliare la prospettiva di Holden/Hachiman costringendolo ad interagire con gli altri. In un primo momento c’è solo Yukino, lo spirito affine ma diverso, che condivide la reticenza di Hachiman mascherando una vulnerabilità ancor meno occulta. In uno anime pigro sarebbe stato facile legarli, ma l’autore Wataru Watari quasi non lo permette. I loro atteggiamenti vanno contro un legame perché gli chiederebbe di rigettare le proprie identità costruite come intelligenti e superiori solitari che vedono la scena sociale dei liceali come superficiale. Questo è il motivo per cui Yui a prima vista appare un’intrusa, una persona “popolare” che cerca di penetrare nel gruppo di emarginati ma, come Hachiman in un momento bruciante nella seconda stagione riconosce, è la nostalgia per niente di meno che la “realtà”. Yui esprime i propri sentimenti con gentili e propositivi sforzi per essere amica di questi esiliati solitari. Questo è il punto, non la realtà. Si potrebbe chiamarla autenticità, onestà emotiva, chiaramente una cosa che i personaggi non sembrano capaci di gestire neanche alla fine della seconda stagione, evitando l’argomento di chi-ama-chi per continuare la loro amicizia in equilibrio, anche se sanno molto bene che non durerà per sempre. Oreigaru è abbastanza intelligente per capire che i mutamenti drammatici non avvengono istantaneamente, nemmeno quando vi sono le epifanie ed eloquenze di cui l’anime è pieno, specialmente nella seconda stagione, quando la visione del mondo auto-protettiva di Hachiman viene smontata mattone per mattone, comprendendo che il suo “aiuto” lo mantiene semplicemente in un triste status quo nella migliore delle ipotesi, poiché il suo desiderio di non ferire gli altri ferisce ancor di più, e la sua riluttanza ad aprirsi allontana anche i suoi amici più intimi. Realizzando così, in una delle parti più emotivamente soddisfacente della serie, che non basta cambiare tutto dall’oggi al domani. Ancora non riescono a essere completamente onesti con se stessi, alla fine, e si rendono conto che, beh, sono ancora dei bambini. L’anime sarebbe finito (per ora) ma si è ancora in tempo per capirlo. Dopo tutto, per alcuni c’è voluto anche di più per capirlo rispetto ai tanti che facendolo pongono fine all’adolescenza.
Una volta, non molto tempo dopo la laurea, fui consigliere in un campo estivo urbano per un gruppo di ragazzi cinesi a Brooklyn. Erano figli di operati di una fabbrica di abbigliamento le cui madri (molti di loro avevano la famiglia con un solo genitore) lavoravano nel Garment District per gran parte della giornata e avevano poco tempo per prendersene cura. Molti erano rumorosi ed indisciplinati. Essendo figlio unico, non credo di aver mai urlato ai bambini tanto quanto feci quella settimana. C’era una ragazza il cui nome ho dimenticato. La ricordo bene perché, dopo avermi visto in difficoltà, non abituato a stare con bambini e che ama starsene in disparte e serio, ebbe il coraggio di definirmi “raccapricciante” in faccia. Fui più colpito che offeso, sapevo benissimo che non ero la persona più cordiale e accogliente perché a 20 anni avevo a malapena capito chi fossi: ero troppo occupato a pensare tanto al liceo e ancora più all’università. Non ero bravo a nascondere il mio imbarazzo agli altri, e i bambini schietti come sono lo sottolineavano. Sono passati più di dieci anni da allora e mi ricordo solo due cose: le grida a un particolare ragazzo che continuava a correre e a fare giochi spericolati. L’altro fu di tanto in tanto chiedere alla ragazza come stava per poi scoprire che si dilettava a scrivere storie. Tendeva a giocare da sola, come facevo di solito quando avevo la sua età. Quando fu il momento di alcuni esercizi di scrittura, le dissi come affrontarli e le diedi un paio di consigli su come scrivere storie: mi ero appena laureato in scrittura creativa e cercavo al momento di creare qualcosa, mi ricordavo ancora tutti i consigli che ebbi negli anni da laboratori, libri e brutali risposte tra colleghi.
Yahari-Ore-no-Seishun-Rabukome-wa-Machigatteiru-07-Large-22Non passai molto più tempo con lei che con gli altri bambini. La ricordo così bene perché, per un breve momento, ci fu uno spirito affine, un piccolo promemoria di dov’ero una volta, ma in un luogo meno privilegiato; la possibilità di condividere, anche se brevemente, un po’ di ciò che avevo appreso fino ad allora sulla scrittura. Ero perso e confuso poi molto più di quanto in realtà capivo al momento, e tutto ciò che potevo fare era offrire alcuni frammenti di vita che avevo raccolto. Non sono sicuro se tutto sia così diverso ora, davvero, mentre scrivo questo e ripenso a quel vero e proprio episodio di vita e al suo eco rivisto in alcune scene di Oeigaru, soprattutto quelle con Rumi nella prima stagione. Non smettiamo mai di rompere su un aspetto o l’altro; c’è nessuno dalla vita davvero completa e continua, pronto ad offrire come dono divino all’umanità alcuni esempi di rettitudine? Forse l’unico regalo che possiamo davvero dare come esseri umani è l’onestà: offrirci, prendere o lasciare, sperando che quando ciò avviene sia apprezzato come “cosa reale”. Ma è una cosa pericolosa, però.

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Non bisogna mai dire niente a nessuno. Se lo fai, inizi a sbagliare con tutti.
JD Salinger, Il Giovane Holden

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